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Articolo 3
LA CHIESA, MADRE E MAESTRA

2030. È nella Chiesa, in comunione con tutti i battezzati, che il cristiano realizza la propria vocazione. Dalla Chiesa accoglie la Parola di Dio che contiene gli insegnamenti della " Legge di Cristo ".(a) (1) Dalla Chiesa riceve la grazia dei sacramenti che lo sostengono lungo la " via ". Dalla Chiesa apprende l'esempio della santità; ne riconosce il modello e la sorgente nella santissima Vergine Maria; la riconosce nella testimonianza autentica di coloro che la vivono; la scopre nella tradizione spirituale e nella lunga storia dei santi che l'hanno preceduto e che la liturgia celebra seguendo il santorale.(2)

a) Cf Gal 6,2.
(1)ccc 828
(2)ccc 1172
2031. (1)La vita morale è un culto spirituale. Noi offriamo i nostri "corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio" (Rm 12,1), in seno al corpo di Cristo, che noi formiamo, e in comunione con l'offerta della sua Eucaristia. Nella liturgia e nella celebrazione dei sacramenti, preghiera ed insegnamento si uniscono alla grazia di Cristo, per illuminare e nutrire l'agire cristiano. Come l'insieme della vita cristiana, la vita morale trova la propria fonte e il proprio culmine nel sacrificio eucaristico.
(1)ccc 1368

I. Vita morale e Magistero della Chiesa (1)(2)(3)(4)
(1)ccc 85
(2)ccc 87
(3)ccc 888
(4)ccc 892

2032. La Chiesa, "colonna e sostegno della verità" (1 Tm 3,15), "ha ricevuto dagli Apostoli il solenne comandamento di Cristo di annunzia-re la verità della salvezza ".(a) (1) " È compito della Chiesa annunziare sempre e dovunque i principi morali anche circa l'ordine sociale, e così pure pronunciare il giudizio su qualsiasi realtà umana, (2) in quanto lo esigano i diritti fondamentali della persona umana o la salvezza delle anime ".(b)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 17: AAS 57 (1965) 21.
b) CIC canone 747, § 2.
(1)ccc 2246
(2)ccc 2420
2033. Il Magistero dei Pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, con l'aiuto delle opere dei teologi e degli autori spirituali. In tal modo, di generazione in generazione, sotto la guida e la vigilanza dei Pastori, (1) si è trasmesso il " deposito " della morale cristiana, composto da un insieme caratteristico di norme, di comandamenti e di virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono vivificati dalla carità. Tale catechesi ha tradizionalmente preso come base, accanto al Credo e al Pater, il Decalogo, che enuncia i principi della vita morale validi per tutti gli uomini.
(1)ccc 84
2034. Il Romano Pontefice e i Vescovi " sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita ".(a) Il Magistero ordinario e universale del Papa e dei Vescovi in comunione con lui insegna ai fedeli la verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare.

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 25: AAS 57 (1965) 29.
2035. Il grado più alto nella partecipazione all'autorità di Cristo è assicurato dal carisma del1'infallibilità. Essa " si estende tanto quanto il deposito della divina rivelazione ";(a) si estende anche a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifiche della fede non possono essere custodite, esposte o osservate.(b)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 25: AAS 57 (1965) 30.
b) Cf SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. Mysterium Eccle-siae, 3: AAS 65 (1973) 401.
2036. L'autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, (1) perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza. Richiamando le prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono veramente e di ricordare loro ciò che devono essere davanti a Dio.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 14: AAS 58 (1966) 940.
(1)ccc 1960
2037. La Legge di Dio, affidata alla Chiesa, è insegnata ai fedeli come cammino di vita e di verità. I fedeli hanno, quindi, il diritto (a) di essere istruiti intorno ai precetti divini salvifici, i quali purificano il giudizio e, mediante la grazia, guariscono la ragione umana ferita. Hanno il dovere di osservare le costituzioni e i decreti emanati dalla legittima autorità della Chiesa. (1) Anche se sono disciplinari, tali deliberazioni richiedono la docilità nella carità.

a) Cf CIC canone 213.
(1)ccc 2041
2038. Nell'opera di insegnamento e di applicazione della morale cristiana, la Chiesa ha bisogno della dedizione dei Pastori, della scienza dei teologi, del contributo di tutti i cristiani e degli uomini di buona volontà. (1) Attraverso la fede e la pratica del Vangelo i singoli fanno un'esperienza della " vita in Cristo ", che li illumina e li rende capaci di discernere le realtà divine e umane secondo lo Spirito di Dio.(a) Così lo Spirito Santo può servirsi dei più umili per illuminare i sapienti e i più eminenti in dignità.

a) Cf 1 Cor 2,10-15.
(1)ccc 2442
2039. I ministeri vanno esercitati in uno spirito di servizio fraterno e di dedizione alla Chiesa, in nome del Signore.(a) Al tempo stesso la coscienza di ognuno, nel suo giudizio morale sui propri atti personali, deve evitare di rimanere chiusa entro i limiti di una considerazione individuale. Come meglio può, deve aprirsi alla considerazione del bene di tutti, quale è espresso nella legge morale, naturale e rivelata, e conseguentemente nella legge della Chiesa e nell'insegnamento autorizzato del Magistero sulle questioni morali. (1) Non bisogna opporre la coscienza personale e la ragione alla legge morale o al Magistero della Chiesa.

a) Cf Rm 12,8.11.
(1)ccc 1783
2040. In tal modo può svilupparsi tra i cristiani un vero spirito filiale nei confronti della Chiesa. Esso è il normale sviluppo della grazia battesimale, che ci ha generati nel seno della Chiesa e ci ha resi membri del corpo di Cristo. La Chiesa, nella sua sollecitudine materna, ci accorda la misericordia di Dio, che trionfa su tutti i nostri peccati e agisce soprattutto nel sacramento della Riconciliazione. (1) Come madre premurosa, attraverso la sua liturgia, giorno dopo giorno, ci elargisce anche il nutrimento della Parola e dell'Eucaristia del Signore.
(1)ccc 167

II. I precetti della Chiesa

2041. I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo indispensabile nello spirito di preghiera e nell'impegno morale, nella crescita dell'amore di Dio e del prossimo.
2042.
(1)Il primo precetto (" Partecipa alla Messa la domenica e le altre feste comandate e rimani libero dalle occupazioni del lavoro ") esige dai fedeli che santifichino il giorno in cui si ricorda la risurrezione del Signore (2) e le particolari festività liturgiche in onore dei misteri del Signore, della beata Vergine Maria e dei santi, in primo luogo partecipando alla celebrazione eucaristica (3) in cui si riunisce la comunità cristiana, e che riposino da quei lavori e da quelle attività che potrebbero impedire una tale santificazione di questi giorni.(a)
Il secondo precetto (" Confessa i tuoi peccati almeno una volta all'anno ") assicura la preparazione all'Eucaristia (4) attraverso la recezione del sacramento della Riconciliazione, che continua l'opera di conversione e di perdono del Battesimo.(b)
(5) Il terzo precetto (" Ricevi il sacramento dell'Eucaristia almeno a Pasqua ") garantisce un minimo in ordine alla recezione del Corpo e del Sangue del Signore in collegamento con le feste pasquali, origine e centro della liturgia cristiana.(c)

a) Cf CIC canoni 1246-1248; CCEO canoni 880, § 3. 881, §§ 1. 2. 4.
b) Cf CIC canone 989; CCEO canone 719.
c) Cf CIC canone 920; CCEO canoni 708. 881, § 3.
(1)ccc 1389
(2)ccc 2180
(3)ccc 2177
(4)ccc 1457
(5)ccc 1389

2043.
(1)Il quarto precetto (" In giorni stabiliti dalla Chiesa astieniti dal mangiare carne e osserva il digiuno ") (2) assicura i tempi di ascesi e di penitenza, che ci preparano alle feste liturgiche e a farci acquisire il dominio sui nostri istinti e la libertà di cuore.(a)
(3) Il quinto precetto (" Sovvieni alle necessità della Chiesa ") enuncia che i fedeli sono tenuti a venire incontro alle necessità materiali della Chiesa, ciascuno secondo le proprie possibilità.(b)

a) Cf CIC canoni 1249-1251; CCEO canone 882.
b) Cf CIC canone 222; CCEO canone 25. Le Conferenze Episcopali possono inoltre stabilire altri precetti ecclesiastici per il proprio territorio; cf CIC canone 455.
(1)ccc 1387
(2)ccc 1438
(3)ccc 1351

III. Vita morale e testimonianza missionaria

2044. La fedeltà dei battezzati è una condizione fondamentale per l'annunzio del Vangelo e per la missione della Chiesa nel mondo. (1)(2) Il messaggio della salvezza, per manifestare davanti agli uomini la sua forza di verità e di irradiamento, deve essere autenticato dalla testimonianza di vita dei cristiani. " La testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Decr. Apostolicam actuositatem, 6: AAS 58 (1966) 842.
(1)ccc 852
(2)ccc 905
2045. (1)Poiché sono le membra del corpo di cui Cristo è il Capo,(a) i cristiani contribuiscono all'edificazione della Chiesa con la saldezza delle loro convinzioni e dei loro costumi. La Chiesa cresce, si sviluppa e si espande mediante la santità dei suoi fedeli,(2) (b) finché arriviamo tutti " allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef 4,13).

a) Cf Ef 1,22.
b) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 39: AAS 57 (1965) 44.
(1)ccc 753
(2)ccc 828
2046. (1)(2)Con la loro vita secondo Cristo, i cristiani affrettano la venuta del regno di Dio, del " regno di giustizia, di amore e di pace ".(a) Non per questo trascurano i loro impegni terreni; fedeli al loro Maestro, ad essi attendono con rettitudine, pazienza e amore.

a) Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo, Prefazio: Messale Romano (Libreria Editrice Vaticana 1993) p. 281.
(1)ccc 671
(2)ccc 2819

In sintesi

2047. La vita morale è un culto spirituale. L'agire cristiano trova il proprio nutrimento nella liturgia e nella celebrazione dei sacramenti.
2048. I precetti della Chiesa riguardano la vita morale e cristiana, che è sempre unita alla liturgia, della quale si nutre
2049. Il Magistero dei Pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, sulla base del Decalogo, il quale enuncia i principi della vita morale validi per tutti gli uomini.
2050. Il Romano Pontefice e i Vescovi, quali maestri autentici, predicano al popolo di Dio la fede che deve essere creduta e applicata nei costumi. E anche di loro competenza pronunciarsi sulle questioni morali che hanno attinenza con la legge naturale e la ragione.
2051. L'infallibilità del Magistero dei Pastori si estende a tutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale, senza i quali le verità salvifi-che della fede non possono essere custodite, esposte o osservate.

I DIECI COMANDAMENTI
Esodo
20,2-17


Io sono il Signore
tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla condizione
di schiavitù.
Deuteronomio
5,6-21


Io sono il Signore
tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese di Egitto,
dalla condizione
servile.
Formula
catechistica
(a)

Io sono il Signore
tuo Dio:


Non avrai
altri dei
di fronte a me.
Non ti farai
idolo né immagine alcuna
di ciò che è lassù nel cielo,
né di ciò che è quaggiù
sulla terra,
né di ciò che è nelle acque,
sotto terra.
Non ti prostrerai
davanti a loro e non li servirai.
Perché io, il Signore,
sono il tuo Dio, un Dio geloso,
che punisce la colpa dei padri
nei figli fino alla terza
e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano,
ma che dimostra il suo favore
fino a mille generazioni,
per coloro che mi amano e
osservano i miei comandamenti.
Non avere
altri dei
di fronte a me...
1. Non avrai
altro Dio
fuori di me.


Non pronuncerai
invano il nome
del Signore tuo Dio,
perché il Signore non lascerà
impunito chi
pronuncia il suo nome invano.
Non pronunciare
invano
il nome del Signore
tuo Dio...
2. Non nominare
il nome di Dio
invano


Ricordati del giorno
di sabato per santificarlo.
Sei giorni
faticherai
e farai ogni tuo lavoro;
ma il settimo giorno è il sabato
in onore del Signore, tuo Dio.
Tu non farai alcun lavoro,
né tu, né tuo figlio, né tua figlia,
né il tuo schiavo, né la tua schiava,
né il tuo bestiame,
né il forestiero
che dimora presso di te.
Perché in sei giorni
il Signore ha fatto
il cielo e la terra e il mare
e quanto è in essi,
ma si è riposato il giorno settimo.
Perciò il Signore
ha benedetto il giorno di sabato
e lo ha dichiarato sacro.
Osserva il giorno
di sabato
per santificarlo...
3. Ricordati
di santificare
le feste.


Onora tuo padre e tua madre
perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese
che ti dà
il Signore, tuo Dio.
Onora tuo padre
e tua madre...
4. Onora tuo padre
e tua madre.


Non uccidere. Non uccidere. 5. Non uccidere.


Non commettere
adulterio.
Non commettere
adulterio.
6. Non commettere
atti impuri.


Non rubare. Non rubare. 7. Non rubare.


Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
8. Non dire
falsa testimonianza.


Non desiderare
la casa del tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo.
9. Non desiderare
la donna d'altri.


Non desiderare
la moglie del tuo prossimo,
né il suo schiavo,
né la sua schiava,
né il suo bue, né il suo asino,
né alcuna cosa
che appartenga al tuo prossimo.
Non desiderare...
alcuna delle cose
che sono del tuo
prossimo.
10. Non desiderare
la roba d'altri.


a) Catechismo della Conferenza Episcopale Italiana per la vita cristiana vi farà liberi. (Libreria Editrice Vaticana, 1995) p. 598.

I DIECI COMANDAMENTI

"Maestro, che cosa devo fare...?"

2052. " Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? ". Al giovane che gli rivolge questa domanda, Gesù risponde innanzi tutto richiamando la necessità di riconoscere Dio come " il solo Buono ", come il Bene per eccellenza e come la sorgente di ogni bene. Poi Gesù gli dice: " Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti ". (1) Ed elenca al suo interlocutore i comandamenti che riguardano l'amore del prossimo: " Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo padre e tua madre ". Infine Gesù riassume questi comandamenti in una formulazione positiva: " Ama il prossimo tuo come te stesso" (Mt 19,16-19) (2).
(1)ccc 1858
(2)Mt 19,16-19
2053. A questa prima risposta se ne aggiunge subito una seconda: " Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi" (Mt 19,21) (1). Essa non annulla la prima. (2) La sequela di Gesù implica l'osservanza dei comandamenti. La Legge non è abolita,(a) ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella persona del suo Maestro, che ne è il compimento perfetto. Nei tre Vangeli sinottici, l'appello di Gesù, rivolto al giovane ricco, a seguirlo nell'obbedienza del discepolo e nell'osservanza dei comandamenti, è accostato all'esortazione alla povertà e alla castità.(b) (7) I consigli evangelici sono indissociabili dai comandamenti.

a) Cf Mt 5,17 (3).
b) Cf Mt 19,6-12.21.23-29. (4) ; (5) ; (6)
(1)Mt 19,21
(2)ccc 1968
(3)Mt 5,17
(4)Mt 19,6-12
(5)Mt 19,21
(6)Mt 19,23-29
(7)ccc 1973
2054. (1)Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha manifestato la forza dello Spirito all'opera nella loro lettera. Egli ha predicato la giustizia che supera quella degli scribi e dei farisei(a) come pure quella dei pagani.(b) Ha messo in luce tutte le esigenze dei comandamenti. " Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere [...]. Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio " (Mt 5,21-22) (4).

a) Cf Mt 5,20 (2).
b) Cf Mt 5,46-47 (3).
(1)ccc 581
(2)Mt 5,20
(3)Mt 5,46
(4)Mt 5,21-22
2055. Quando gli si pone la domanda: " Qual è il più grande comandamento della Legge? " (Mt 22,36) (1), (2)Gesù risponde: " Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la Legge e i Profeti " (Mt 22,37-40) (3).5 Il Decalogo deve essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento della carità, pienezza della Legge:
" Il precetto: Non commettere adulterio, Non uccidere, Non rubare, Non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore" (Rm 13,9-10).

a) Cf Dt 6,5; Lv 19,18.
(1)Mt 22,36
(2)ccc 129
(3)Mt 22,37-40

Il Decalogo nella Sacra Scrittura

2056. La parola " Decalogo " significa alla lettera " dieci parole " (Es 34,28; Dt 4,13; 10,4). Queste "dieci parole" Dio le ha rivelate al suo popolo sulla santa montagna. (1) Le ha scritte con il " suo dito ",(a) a differenza degli altri precetti scritti da Mosè.(b) (2)Esse sono parole di Dio per eccellenza. Ci sono trasmesse nel libro dell'Esodo (c) e in quello del Deuteronomio.(d) Fin dall'Antico Testamento i Libri Santi fanno riferimento alle " dieci parole ".(e) Ma è nella Nuova Alleanza in Gesù Cristo che sarà rivelato il loro pieno senso.

a) Cf Es 31,18; Dt 5,22.
b) Cf Dt 31,9.24.
c) Cf Es 20,1-17.
d) Cf Dt 5,6-22.
e) Cf, per esempio, Os 4,2; Ger 7,9; Ez 18,5-9.
(1)ccc 700
(2)ccc 62
2057. (1)Il Decalogo si comprende innanzi tutto nel contesto dell'Esodo che è il grande evento liberatore di Dio al centro dell'Antica Alleanza. Siano esse formulate come precetti negativi, divieti, o come comandamenti positivi (come: " Onora tuo padre e tua madre "), le " dieci parole " indicano le condizioni di una vita liberata dalla schiavitù del peccato. Il Decalogo è un cammino di vita:
" Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi" (Dt 30,16).
(2)Questa forza liberatrice del Decalogo appare, per esempio, nel comandamento sul riposo del sabato, destinato parimenti agli stranieri e agli schiavi:
" Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso " (Dt 5,15).
(1)ccc 2084
(2)ccc 2170

2058. (1)Le " dieci parole " riassumono e proclamano la Legge di Dio: " Queste parole pronunciò il Signore, parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su due tavole di pietra e me le diede " (Dt 5,22). Perciò queste due tavole sono chiamate " la Testimonianza " (Es 25,16). Esse contengono infatti le clausole dell'Alleanza conclusa tra Dio e il suo popolo. Queste " tavole della Testimonianza " (Es 31,18; Es 32,15; Es 34,29) devono essere collocate neli'"arca" (Es 25,16; 40,1-3).
(1)ccc 1962
2059. (1)Le " dieci parole " sono pronunciate da Dio durante una teofa-nia (" Il Signore vi ha parlato faccia a faccia sul monte dal fuoco ": Dt 5,4). Appartengono alla rivelazione che Dio fa di se stesso e della sua gloria. Il dono dei comandamenti è dono di Dio stesso e della sua santa volontà. Facendo conoscere le sue volontà, Dio si rivela al suo popolo.(2)
(1)ccc 707
(2)ccc 2823
2060. Il dono dei comandamenti e della Legge fa parte dell'Alleanza conclusa da Dio con i suoi. Secondo il libro dell'Esodo, la rivelazione delle " dieci parole " viene accordata tra la proposta dell'Alleanza (a) e la sua stipulazione,(b) dopo che il popolo si è impegnato a " fare " tutto ciò che il Signore aveva detto e ad " obbedirvi ".(c) Il Decalogo non viene mai trasmesso se non dopo la rievocazione dell'Alleanza (1)(" Il Signore nostro Dio ha stabilito con noi un'Alleanza sull'Oreb ": Dt 5,2).

a) Cf Es 19.
b) Cf Es 24.
c) Cf Es 24,7.
(1)ccc 62
2061. I comandamenti ricevono il loro pieno significato all'interno dell'Alleanza. Secondo la Scrittura, l'agire morale dell'uomo prende tutto il proprio senso nell'Alleanza e per essa. La prima delle " dieci parole " ricorda l'iniziativa d'amore di Dio per il suo popolo:
" Poiché l'uomo, per castigo del peccato, era venuto dal paradiso della libertà alla schiavitù di questo mondo, per questo la prima parola del Decalogo, cioè la prima voce dei comandamenti di Dio, tratta della libertà dicendo: (1) "Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla condizione di schiavitù" (Es 20,2; Dt 5,6) ".(a)

a) ORIGENE, In Exodum homilia, 8, 1: SC 321, 242 (PG 12, 350).
(1)ccc 2086

2062. I comandamenti propriamente detti vengono in secondo luogo; essi esprimono le implicanze dell'appartenenza a Dio stabilita attraverso l'Alleanza. (1) L'esistenza morale è risposta all'iniziativa d'amore del Signore. (2) È riconoscenza, omaggio a Dio e culto d'azione di grazie. È cooperazione al piano che Dio persegue nella storia.
(1)ccc 142
(2)ccc 2002
2063. L'Alleanza e il dialogo tra Dio e l'uomo sono ancora attestati dal fatto che tutte le imposizioni sono enunciate in prima persona (" Io sono il Signore...") e rivolte a un altro soggetto ("Tu..."). (1) In tutti i comandamenti di Dio è un pronome personale singolare che indica il destinatario. Dio fa conoscere la sua volontà a tutto il popolo e, nello stesso tempo, a ciascuno in particolare:
" Il Signore comandò l'amore verso Dio e insegnò la giustizia verso il prossimo, affinchè l'uomo non fosse né ingiusto, né indegno di Dio. Così, per mezzo del Decalogo, Dio preparava l'uomo a diventare suo amico e ad avere un solo cuore con il suo prossimo [...]. Le parole del Decalogo restano validissime per noi. Lungi dall'essere abolite, esse sono state portate a pienezza di significato e di sviluppo dalla venuta del Signore nella carne ".(a)

a) SANT'IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, 4, 16, 3-4: SC 100, 566-570 (PO 7, 1017-1018).
(1)ccc 878

Il Decalogo nella Tradizione della Chiesa

2064. Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza e un significato fondamentali.

2065.
A partire da sant'Agostino, i " dieci comandamenti " hanno un posto preponderante nella catechesi dei futuri battezzati e dei fedeli. Nel secolo quindicesimo si prese l'abitudine di esprimere i precetti del Decalogo in formule in rima, facili da memorizzare, e positive. Sono in uso ancor oggi. I catechismi della Chiesa spesso hanno esposto la morale cristiana seguendo l'ordine dei " dieci comandamenti ".

2066.
La divisione e la numerazione dei comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Questo Catechismo segue la divisione dei comandamenti fissata da sant'Agostino e divenuta tradizionale nella Chiesa cattolica. È pure quella delle confessioni luterane. I Padri greci hanno fatto una divisione un po' diversa, che si ritrova nelle Chiese ortodosse e nelle comunità riformate.

2067. I dieci comandamenti enunciano le esigenze dell'amore di Dio e del prossimo. (1) I primi tre si riferiscono principalmente all'amore di Dio e gli altri sette all'amore del prossimo.
" Come sono due i comandamenti dell'amore, nei quali si compendia tutta la Legge e i Profeti - lo diceva il Signore [...] -, così gli stessi dieci comandamenti furono dati in due tavole. Si dice infatti che tre fossero scritti su una tavola e sette su un'altra ".(a)

a) SANT'AGOSTINO, Sermo 33, 2: CCL 41, 414 (PL 38, 208).
(1)ccc 1853

2068. Il Concilio di Trento insegna che i dieci comandamenti obbligano i cristiani e che l'uomo giustificato è ancora tenuto ad osservarli.(a) (1) Il Concilio Vaticano II afferma: (2) " I Vescovi, quali successori degli Apostoli, ricevono dal Signore [...] la missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni creatura, affinchè tutti gli uomini, per mezzo della fede, del Battesimo e dell'osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza ".(b)

a) Cf CONCILIO DI TRENTO, Sess. 6a, Decretum de iustificatione, canoni 19-20: DS 1569-1570.
b) CONCILIO VATICANO II Cost. dogm. Lumen gentium, 24: AAS 57 (1965).
(1)ccc 1993
(2)ccc 888

L'unità del Decalogo

2069. (1)Il Decalogo costituisce un tutto indissociabile. Ogni " parola " rimanda a ciascuna delle altre e a tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le due tavole si illuminano a vicenda; formano una unità organica. Trasgredire un comandamento è infrangere tutti gli altri.(a) Non si possono onorare gli altri uomini senza benedire Dio loro Creatore. Non si potrebbe adorare Dio senza amare tutti gli uomini sue creature. Il Decalogo unifica la vita teologale e la vita sociale dell'uomo.

a) Cf Gc 2,10-11.
(1)ccc 2534

Il Decalogo e la legge naturale

2070. I dieci comandamenti appartengono alla rivelazione di Dio. Al tempo stesso ci insegnano la vera umanità dell'uomo. (1) Mettono in luce i doveri essenziali e, quindi, indirettamente, i diritti fondamentali inerenti alla natura della persona umana. Il Decalogo contiene un'espressione privilegiata della " legge naturale ":
" Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limitò a richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo ".(a)

a) SANT'IRENEO DI LIONE, Adversus haereses, 4, 15, 1: SC 100, 548 (PG 7, 1012).
(1)ccc 1955

2071. (1)Quantunque accessibili alla sola ragione, i precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale, l'umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione:
" Una completa esposizione dei comandamenti del Decalogo si rese necessaria nella condizione di peccato, perché la luce della ragione si era ottenebrata e la volontà si era sviata ".(a)
Noi conosciamo i comandamenti di Dio attraverso la Rivelazione divina che ci è proposta nella Chiesa, e per mezzo della voce della coscienza morale.(2)

a) SAN BONAVENTURA, In quattuor libros Sententiarum, 3, 37, 1, 3: Opera omnia, v. 3 (Ad Claras Aquas 1887) p. 819-820.
(1)ccc 1960
(2)ccc 1777

L'obbligazione del Decalogo

2072. (1)Poiché enunciano i doveri fondamentali dell'uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano, nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. (2)Sono sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel cuore dell'essere umano.
(1)ccc 1858
(2)ccc 1958
2073. L'obbedienza ai comandamenti implica anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera. Così l'ingiuria a parole è vietata dal quinto comandamento, ma non potrebbe essere una colpa grave che in rapporto alle circostanze o all'intenzione di chi la proferisce.

"Senza di me non potete far nulla"

2074. Gesù dice: " Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, (1) perché senza di me non potete far nulla " (Gv 15,5) (2). Il frutto indicato in questa parola è la santità di una vita fecondata dall'unione con Cristo. Quando crediamo in Gesù Cristo, comunichiamo ai suoi misteri e osserviamo i suoi comandamenti, (3) il Salvatore stesso viene ad amare in noi il Padre suo ed i suoi fratelli, Padre nostro e nostri fratelli. La sua persona diventa, grazie allo Spirito, la regola vivente ed intcriore della nostra condotta. " Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati" (Gv 15,12) (4).
(1)ccc 2732
(2)Gv 15,5
(3)ccc 521
(4)Gv 15,12

In sintesi

2075. " Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna? " - " Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti " (Mt 19,16-17) (1).
(1)Mt 19,16-17
2076. Con il suo agire e con la sua predicazione, Gesù ha attestato la perennità del Decalogo.
2077. Il dono del Decalogo è accordato nell'ambito dell'Alleanza conclusa da Dio con il suo popolo. I comandamenti di Dio ricevono il loro vero significato in questa Alleanza e per mezzo di essa.
2078. Fedele alla Scrittura e in conformità all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al Decalogo un'importanza ed un significato fondamentali.
2079. Il Decalogo costituisce un 'unità organica in cui ogni " parola " o " comandamento " rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un comandamento è infrangere tutta la Legge.(a)

a) Cf Gc 2,10-11.
2080. Il Decalogo contiene un 'espressione privilegiata della legge naturale. Lo conosciamo attraverso la rivelazione divina e con la ragione umana.
2081. I dieci comandamenti enunciano, nel loro contenuto fondamentale, obbligazioni gravi. Tuttavia, l'obbedienza a questi precetti comporta anche obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera.
2082. Quanto Dio comanda, lo rende possibile con la sua grazia.

CAPITOLO PRIMO

"AMERAI IL SIGNORE DIO TUO
CON TUTTO IL TUO CUORE,
CON TUTTA LA TUA ANIMA,
CON TUTTA LA TUA MENTE"

2083. Gesù ha riassunto i doveri dell'uomo verso Dio in questa parola: "Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente" (Mt 22,37) (1).(a) (3) Essa fa immediatamente eco alla solenne esortazione: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo " (Dt 6,4). Dio ha amato per primo. L'amore del Dio unico è ricordato nella prima delle " dieci parole ". (4) I comandamenti poi esplicitano la risposta d'amore che l'uomo è chiamato a dare al suo Dio.

a) Cf Lc 10,27: (2) " ...con tutta la tua forza"
(1)Mt 22,37
(2)Lc 10,27
(3)ccc 367
(4)ccc 199

Articolo 1
IL PRIMO COMANDAMENTO
" Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai " (Es 20,2-5).(a)

Sta scritto: "Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto" (Mt 4,10). ( (1) ).

a) Cf Dt 5,6-9.
(1)Mt 4,10

I. "Adorerai il Signore, Dio tuo, e lo servirai"
2084. Dio si fa conoscere ricordando la sua azione onnipotente, benevola e liberatrice nella storia di colui al quale si rivolge: " Io ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù" (Dt 5,6). La prima parola contiene il primo comandamento della Legge: " Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai [...]. Non seguirete altri dei" (Dt 6,13-14). (1).(2) Il primo appello e la giusta esigenza di Dio è che l'uomo lo accolga e lo adori.
(1)ccc 2084
(2)ccc 398
2085. (1)Il Dio unico e vero rivela innanzi tutto la sua gloria ad Israele.(a) La rivelazione della vocazione e della verità dell'uomo è legata alla rivelazione di Dio. (2) L'uomo ha la vocazione di manifestare Dio agendo in conformità con il suo essere creato " ad immagine e somiglianzà " di Dio (Gn 1,26):
" Non ci saranno mai altri dei, o Trifone, né mai ce ne sono stati fin dalle origini [...], all'infuori di colui che ha creato e ordinato l'universo. Noi non pensiamo che il nostro Dio differisca dal vostro. È lo stesso che ha fatto uscire i vostri padri dall'Egitto con mano potente e braccio teso. Noi non riponiamo le nostre speranze in qualche altro dio - non ce ne sono - ma nello stesso Dio in cui voi sperate, il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe ".(b)

a) Cf Es 19,16-25; 24,15-18.
b) SAN GIUSTINO, Dialogus cum Tryphone Iudaeo, 11, 1: CA 2, 40 (PG 6, 497).
(1)ccc 200
(2)ccc 1701

2086. Nell'esplicita affermazione divina: "Io sono il Signore tuo Dio" è incluso il comandamento della fede, della speranza e della carità. Se noi riconosciamo infatti che egli è Dio, (1) e cioè eterno, immutabile, sempre uguale a se stesso, affermiamo con ciò anche la sua infinita veracità; ne segue quindi l'obbligo di accogliere le sue parole e di aderire ai suoi comandi con pieno riconoscimento della sua autorità. Se egli inoltre è Dio, noi ne riconosciamo l'onnipotenza, la bontà, i benefici; di qui l'illimitata fiducia e la speranza. E se egli è l'infinita bontà e l'infinito amore, come non offrirgli tutta la nostra dedizione e donargli tutto il nostro amore? Ecco perché nella Bibbia Dio inizia e conclude invariabilmente i suoi comandi con la formula: Io sono il Signore ".(a)

a) Catechismo Romano, 3, 2, 4: ed. P. RODRÌGUEZ (Città del Vaticano-Pamplona 1989) p. 408-409.
(1)ccc 212

La fede (1)(2)
(1)ccc 1814
(2)ccc 1816

2087. La nostra vita morale trova la sua sorgente nella fede in Dio che ci rivela il suo amore. (1) San Paolo parla dell'obbedienza alla fede (a) come dell'obbligo primario. Egli indica nell'" ignoranza di Dio " il principio e la spiegazione di tutte le deviazioni morali.(b) Il nostro dovere nei confronti di Dio è di credere in lui e di rendergli testimonianza.

a) Cf Rm 1,5; 16,26.
b) Cf Rm 1,18-32.
(1)ccc 143
2088. Il primo comandamento ci richiede di nutrire e custodire la nostra fede con prudenza e vigilanza e di respingere tutto ciò che le è contrario. Ci sono diversi modi di peccare contro la fede:
(1) Il dubbio volontario circa la fede trascura o rifiuta di ritenere per vero ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa ci propone a credere.
Il dubbio involontario indica l'esitazione a credere, la difficoltà nel superare le obiezioni legate alla fede, oppure anche l'ansia causata dalla sua oscurità. Se viene deliberatamente coltivato, il dubbio può condurre all'accecamento dello spirito.
(1)ccc 157
2089. (1)L'incredulità è la noncuranza della verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio assenso. (2) " Viene detta eresia l'ostinata negazione, dopo aver ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il ripudio totale della fede cristiana; lo scisma, il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti ".(a)

a) CIC canone 751.
(1)ccc 162
(2)ccc 817

La speranza (1)(2)
(1)ccc 817
(2)ccc 821

2090. Quando Dio si rivela e chiama l'uomo, questi non può rispondere pienamente all'amore divino con le sue proprie forze. Deve sperare che Dio gli donerà la capacità di contraccambiare il suo amore (1) e di agire conformemente ai comandamenti della carità. La speranza è l'attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio; è anche il timore di offendere l'amore di Dio e di provocare il castigo.
(1)ccc 1996
2091. Il primo comandamento riguarda pure i peccati contro la speranza, i quali sono la disperazione e la presunzione:
Per la disperazione, l'uomo cessa di sperare da Dio la propria salvezza personale, gli aiuti per conseguirla (1) o il perdono dei propri peccati. Si oppone alla bontà di Dio, alla sua giustizia - il Signore, infatti, è fedele alle sue promesse - e alla sua misericordia.
(1)ccc 1864
2092. (1)Ci sono due tipi di presunzione. O l'uomo presume delle proprie capacità (sperando di potersi salvare senza l'aiuto dall'alto), oppure presume della onnipotenza e della misericordia di Dio (sperando di ottenere il suo perdono senza conversione e la gloria senza merito).
(1)ccc 2732

La carità (1)(2)
(1)ccc 1822
(2)ccc 1829

2093. La fede nell'amore di Dio abbraccia l'appello e l'obbligo di rispondere alla carità divina con un amore sincero. Il primo comandamento ci ordina di amare Dio al di sopra di tutto,(a) e tutte le creature per lui e a causa di lui.

a) Cf Dt 6,4-5
2094. Si può peccare in diversi modi contro l'amore di Dio: l'indifferenza è incurante della carità divina o rifiuta di prenderla in considerazione; ne misconosce l'iniziativa e ne nega la forza. L'ingratitudine tralascia o rifiuta di riconoscere la carità divina e di ricambiare a Dio amore per amore. La tiepidezza è un'esitazione o una negligenza nel rispondere all'amore divino; può implicare il rifiuto di abbandonarsi al dinamismo della carità. (1) L'accidia o pigrizia spirituale giunge a rifiutare la gioia che viene da Dio e a provare repulsione per il bene divino. (2) L'odio di Dio nasce dall'orgoglio. Si oppone all'amore di Dio, del quale nega la bontà e che ardisce maledire come colui che proibisce i peccati e infligge i castighi.
(11)ccc 2733
(2)ccc 2303

II. "A lui solo rendi culto"

2095. Le virtù teologali della fede, della speranza e della carità informano e vivificano le virtù morali. Così la carità ci porta a rendere a Dio ciò che in tutta giustizia gli dobbiamo in quanto creature. (1) La virtù della religione ci dispone a tale atteggiamento.
(1)ccc 1807

L'adorazione (1)
(1)ccc 2628

2096. Della virtù della religione, l'adorazione è Fatto principale. Adorare Dio è riconoscerlo come Dio, come Creatore e Salvatore, Signore e Padrone di tutto ciò che esiste, Amore infinito e misericordioso. " Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai " (Lc 4,8) (1), dice Gesù, citando il Deuteronomio (Dt 6,13).
(1)Lc 4,8
2097. (1)Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e nella sottomissione assoluta, il " nulla della creatura ", la quale non esiste che da Dio. Adorare Dio - come fa Maria nel "Magnificat" - è lodarlo, esaltarlo e umiliare se stessi, confessando con gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome.(a) L'adorazione del Dio unico libera l'uomo dal ripiegamento su se stesso, dalla schiavitù del peccato e dall'idolatria del mondo.

a) Cf Lc 1,46-49 (2).
(1)ccc 2807
(2)Lc 1,46-49

La preghiera (1)
(1)ccc 2558

2098. Gli atti di fede, di speranza e di carità prescritti dal primo comandamento si compiono nella preghiera. L'elevazione dello spirito verso Dio è un'espressione della nostra adorazione di Dio: preghiera di lode e di rendimento di grazie, d'intercessione e di domanda. La preghiera è una condizione indispensabile per poter obbedire ai comandamenti di Dio. Bisogna "pregare sempre, senza stancarsi" (Le 18,1) (1). (2).
(1)Lc 18,1
(2)ccc 2742

Il sacrificio

2099. È giusto offrire sacrifici a Dio in segno di adorazione e di riconoscenza, di implorazione e di comunione: " Ogni azione compiuta per aderire a Dio rimanendo con lui in comunione, e poter così essere nella gioia, è un vero sacrificio ".(a)(1)

a) SANT'AGOSTINO, De civitate Dei, 10, 6: CSEL 40/1, 454-455 (PL 41, 283).
(1)ccc 613
2100. Per essere autentico, il sacrificio esteriore deve essere espressione del sacrificio spirituale: (1) "Uno spirito contrito è sacrificio..." (Sal 51,19). I profeti dell'Antica Alleanza spesso hanno denunciato i sacrifici compiuti senza partecipazione intcriore(a) o disgiunti dall'amore del prossimo.(b) Gesù richiama le parole del profeta Osca: " Misericordia io voglio, non sacrificio" (Mt 9,13 (2) ; 12,7 (3)) (4).(c) L'unico sacrificio perfetto è quello che Cristo ha offerto sulla croce in totale oblazione all'amore del Padre e per la nostra salvezza.(d) (5) Unendoci al suo sacrificio, possiamo fare della nostra vita un sacrificio a Dio.

a) Cf Am 5,21-25.
b) Cf Is 1,10-20.
c) Cf Os 6,6.
d) Cf Eb 9,13-14.
(1)ccc 2711
(2)Mt 9,13
(3)Mt 12,7
(4)ccc 614
(5)ccc 618

Promesse e voti

2101. In parecchie circostanze il cristiano è chiamato a fare delle promesse a Dio. (1) Il Battesimo e la Confermazione, il Matrimonio e l'Ordinazione sempre ne comportano. Per devozione personale il cristiano può anche promettere a Dio un'azione, una preghiera, un'elemosina, un pellegrinaggio, ecc. (2) La fedeltà alle promesse fatte a Dio è un'espressione del rispetto dovuto alla divina maestà e dell'amore verso il Dio fedele.
(1)ccc 1237
(2)ccc 1064
2102. " Il voto, ossia la promessa deliberata e libera di un bene possibile e migliore fatta a Dio, deve essere adempiuto per la virtù della religione ".(a) Il voto è un atto di devozione, con cui il cristiano offre se stesso a Dio o gli promette un'opera buona. Mantenendo i suoi voti, egli rende pertanto a Dio ciò che a lui è stato promesso e consacrato. Gli Atti degli Apostoli ci presentano san Paolo preoccupato di mantenere i voti da lui fatti.(b)

a) CIC canone 1191, § 1.
b) Cf At 18,18; 21,23-24.
2103. (1)La Chiesa riconosce un valore esemplare ai voti di praticare i consigli evangelici: (a)
(2) " Si rallegra la Madre Chiesa di trovare nel suo seno molti uomini e donne, che seguono più da vicino l'annientamento del Salvatore e più chiaramente lo mostrano, abbracciando la povertà nella libertà dei figli di Dio e rinunciando alla propria volontà: essi, cioè, in ciò che riguarda la perfezione, si sottomettono a un uomo per Dio, al di là della stretta misura del precetto, al fine di conformarsi più pienamente a Cristo obbediente ".(b)
In certi casi, la Chiesa può, per congrue ragioni, dispensare dai voti e dalle promesse.(c)

a) Cf CIC canone 654.
b) CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 42: AAS 57 (1965) 48-49.
c) Cf CIC canoni 692. 1196-1197.
(1)ccc 1973
(2)ccc 914

Il dovere sociale della religione
e il diritto alla libertà religiosa

2104. (1)" Tutti gli uomini sono tenuti a cercare la verità, specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa, e, una volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla ".(a) È un dovere che deriva dalla " stessa natura " degli uomini.(b) Non si contrappone ad un sincero rispetto per le diverse religioni, le quali (2) " non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini",(c) né all'esigenza della carità, che spinge i cristiani " a trattare con amore, prudenza e pazienza gli uomini che sono nell'errore o nell'ignoranza circa la fede ".(d)

a) CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 1: AAS 58 (1966) 930.
b) Cf CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 2: AAS 58 (1966) 931.
c) CONCILIO VATICANO II, Dich. Nostra aetate, 2: AAS 58 (1966) 741.
d) CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 14: AAS 58 (1966) 940.
(1)ccc 2467
(2)ccc 851
2105. Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l'uomo individualmente e socialmente. È " la dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo ".(a) (1) Evangelizzando senza posa gli uomini, la Chiesa si adopera affinchè essi possano " informare dello spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità "(b) in cui vivono. (2) Il dovere sociale dei cristiani è di rispettare e risvegliare in ogni uomo l'amore del vero e del bene. Richiede loro di far conoscere il culto dell'unica vera religione che sussiste nella Chiesa cattolica ed apostolica.(c) I cristiani sono chiamati ad essere la luce del mondo.(d) La Chiesa in tal modo manifesta la regalità di Cristo su tutta la creazione e in particolare sulle società umane.(e)

a) CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 1: AAS 58 (1966) 930.
b) CONCILIO VATICANO II, Decr. Apostolicam actuositatem, 13: AAS 58 (1966) 849.
c) Cf CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 1: AAS 58 (1966) 930.
d) Cf CONCILIO VATICANO II, Decr. Apostolicam actuositatem, 13: AAS 58 (1966) 850.
e) Cf LEONE XIII, Lett. enc. Immortale Dei: Leonis XIII Acta, 5, 118-150; Pio XI, Lett enc. Quas primas: AAS 17 (1925) 593-610.
(1)ccc 854
(2)ccc 898
2106. (1)" Che in materia religiosa nessuno sia forzato ad agire contro la sua coscienza, né impedito, entro debiti limiti, di agire in conformità alla sua coscienza privatamente o pubblicamente, (2) in forma individuale o associata ".(a) (3) Tale diritto si fonda sulla natura stessa della persona umana, la cui dignità la fa liberamente aderire alla verità divina che trascende l'ordine temporale. Per questo " perdura anche in coloro che non soddisfano all'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa ".(b)

a) CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 2: AAS 58 (1966) 930; cf ID.Cost. past. Gaudium et spes, 26: AAS 58 (1966) 1046.
b) CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 2: AAS 58 (1966) 931.
(1)ccc 160
(2)ccc 1782
(3)ccc 1738
2107.
" Se, considerate le circostanze peculiari dei popoli, nell'ordinamento giuridico di una società viene attribuito ad una comunità religiosa uno speciale riconoscimento civile, è necessario che nello stesso tempo a tutti i cittadini e comunità religiose venga riconosciuto e rispettato il diritto alla libertà in materia religiosa ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 6: AAS 58 (1966) 934.

2108. (1)Il diritto alla libertà religiosa non è né la licenza morale di aderire all'errore,(a) né un implicito diritto all'errore,(b) bensì un diritto naturale della persona umana alla libertà civile, cioè all'immunità da coercizione esteriore, entro giusti limiti, in materia religiosa, da parte del potere politico. Questo diritto naturale deve essere riconosciuto nell'ordinamento giuridico della società così che divenga diritto civile.(c)

a) Cf LEONE XIII, Lett. enc. Libertas praestantissimum: Leonis XIII Acta, 8, 229-230.
b) Cf Pio XII, Discorso ai partecipanti al quinto Convegno nazionale Italiano dell'Unione dei Giuristi cattolici (6 dicembre 1953): AAS 45 (1953) 799.
c) Cf CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 2: AAS 58 (1966) 930-931.
(1)ccc 1740
2109.
(1)Il diritto alla libertà religiosa non può essere di per sé né illimitato,(a) né limitato semplicemente da un ordine pubblico concepito secondo un criterio " positivistico " o " naturalistico ".(b) I " giusti limiti " che sono inerenti a tale diritto devono essere determinati per ogni situazione sociale con la prudenza politica, secondo le esigenze del bene comune, (2) e ratificati dall'autorità civile secondo " norme giuridiche conformi all'ordine morale oggettivo ".(c)

a) Cf Pio VI, Breve Quod aliquantum (10 marzo 1791): Collectio Brevium atque Instructionum SS. D. N. Pii Papae VI, quae ad praesentes Ecclesiae Catholicae in Gallia [...] calamitates pertinent (Roma 1800) p. 54-55.
b) Cf Pio IX, Lett. enc. Quanta cura: DS 2890.
c) CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 7: AAS 58 (1966) 935.
(1)ccc 2244
(2)ccc 1906

III. "Non avrai altri dèi di fronte a me"

2110. Il primo comandamento vieta di onorare altri dèi, all'infuori dell'unico Signore che si è rivelato al suo popolo. Proibisce la superstizione e l'irreligione. La superstizione rappresenta, in qualche modo, un eccesso perverso della religione; l'irreligione è un vizio opposto, per difetto, alla virtù della religione.

2111. La superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un'importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni intcriori che richiedono, è cadere nella superstizione.(a)

a) Cf Mt 23,16-22. (1)
(1)Mt 23,16-22

L'idolatria

2112. Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che nell'unico Dio, (1) di non venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono " argento e oro, opera delle mani dell'uomo ", i quali "hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono...". Questi idoli vani rendono l'uomo vano: " Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida" (Sal 115,4-5.8).(a) Dio, al contrario, è il Dio vivente" (Gs 3, 1O),(b) che fa vivere e interviene nella storia.

a) Cf Is 44,9-20; Ger 10,1-16; Dn 14,1-30; Bar 6; Sap 13,1-15,19.
b) Cf Sal 42,3; ecc.
(1)ccc 210
2113. L'idolatria non concerne soltanto i falsi culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede. (1) Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. (2) C'è idolatria quando l'uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti degli dèi o dei demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della razza, degli antenati, dello Stato, del denaro, ecc. (3) " Non potete servire a Dio e a mammona ", (4) dice Gesù (Mt 6,24) (5). Numerosi martiri sono morti per non adorare " la Bestia ",(a) rifiutando perfino di simularne il culto. L'idolatria respinge l'unica Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina.(b)

a) Cf Ap 13-14.
b) Cf Gal 5,20; Ef 5,5.
(1)ccc 398
(2)ccc 2534
(3)ccc 2289
(4)ccc 2473
(5)Mt 6,24
2114. La vita umana si unifica nell'adorazione dell'Unico. Il comandamento di adorare il solo Signore unifica l'uomo e lo salva da una dispersione senza limiti. L'idolatria è una perversione del senso religioso nnato nell'uomo. Idolatra è colui che " riferisce la sua indistruttibile nozione di Dio a chicchessia anziché a Dio ".(a)

a) ORIGENE, Contra Celsum, 2, 40: SC 132, 378 (PG 11, 861).

Divinazione e magia

2115. Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della provvidenza per ciò che concerne il futuro (1) e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo riguardo. L'imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità.
(1)ccc 305
2116. Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che " svelino " l'avvenire.(a) La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia, l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo.

a) Cf Dt 18,10; Ger 29,8.
2117. Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo - fosse anche per procurargli la salute - sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità altrui.

L'irreligione

2118. Il primo comandamento di Dio condanna i principali peccati di irreligione: l'azione di tentare Dio, con parole o atti, il sacrilegio e la simonia.
2119. L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. (1) È così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire.(a) Gesù gli oppone la parola di Dio: " Non tenterai il Signore Dio tuo " (Dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. (3) In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza.(b)

a) Cf Lc 4,9 (2).
b) Cf 1 Cor 10,9; Es 17,2-7; Sal 95,9.
(1)ccc 394
(2)Lc 4,9
(3)ccc 2088
2120. Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo.(a)(1)

a) Cf CIC canoni 1367. 1376.
(1)ccc 1374
2121. La simonia (a) consiste nell'acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all'opera negli Apostoli, Pietro risponde: " II tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio " (At 8,20). Così si conformava alla parola di Gesù: (1) "Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date" (Mt 10,8) (2).(b) È impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui.

a) Cf At 8,9-24.
b) Cf già Is 55,1.
(1)ccc 1578
(2)Mt 10,8
2122.
" Il ministro, oltre alle offerte determinate dalla competente autorità, per l'amministrazione dei sacramenti non domandi nulla, evitando sempre che i più bisognosi siano privati dell'aiuto dei sacramenti a motivo della povertà ".(a) " L'autorità competente determina queste " offerte " in virtù del principio che il popolo cristiano deve concorrere al sostentamento dei ministri della Chiesa. "L'operaio ha diritto al suo nutrimento" (Mt 10,10) (1).(b)

a) CIC canone 848.
b) Cf Lc 10,7 (2); 1 Cor 9,4-18; 1 Tm 5,17-18.
(1)Mt 10,10
(2)Lc 10,7

L'ateismo

2123. (1)"Molti nostri contemporanei [...] non percepiscono affatto o esplicitamente rigettano l'intimo e vitale legame con Dio, così che l'ateismo va annoverato fra le cose più gravi del nostro tempo ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 19: AAS 58 (1966) 1039.
(1)ccc 29
2124. Il termine ateismo indica fenomeni molto diversi. Una forma frequente di esso è il materialismo pratico, che racchiude i suoi bisogni e le sue ambizioni entro i confini dello spazio e del tempo. L'umanesimo ateo ritiene falsamente che l'uomo " sia fine a se stesso, unico artefice e demiurgo della propria storia ".(a) Un'altra forma dell'ateismo contemporaneo si aspetta la liberazione dell'uomo da una liberazione economica e sociale, alla quale " si pretende che la religione sia di ostacolo, per natura sua, in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso una vita futura e fallace, lo distoglierebbe dall'edificazione della città terrena ".(b)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 20: AAS 58 (1966) 1040.
b) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 20: AAS 58 (1966) 1040. Cf Rm 1,18.
2125. Per il fatto che respinge o rifiuta l'esistenza di Dio, l'ateismo è un peccato contro la virtù della religione.(a) (1) L'imputabilità di questa colpa può essere fortemente attenuata dalle intenzioni e dalle circostanze. Alla genesi e alla diffusione dell'ateismo " possono contribuire non poco i credenti, in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una presentazione fallace della dottrina, o anche per i difetti della propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della religione ".(b)
(1)ccc 1535
2126. (1)Spesso l'ateismo si fonda su una falsa concezione dell'autonomia umana, spinta fino al rifiuto di ogni dipendenza nei confronti di Dio.(a) In realtà, il riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla dignità dell'uomo, (2) " dato che questa dignità trova proprio in Dio il suo fondamento e la sua perfezione ".(b) La Chiesa sa " che il suo messaggio è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore umano ".(c)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 20: AAS 58 (1966) 1040.
b) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 21: AAS 58 (1966) 1040.
c) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 21: AAS 58 (1966) 1042.
(1)ccc 396
(2)ccc 154
L'agnosticismo

2127. L'agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi l'agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece l'esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. (1) In altri casi l'agnostico non si pronuncia sull'esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla.
(1)ccc 36
2128. (1)L'agnosticismo può talvolta racchiudere una certa ricerca di Dio, ma può anche costituire un indifferentismo, una fuga davanti al problema ultimo dell'esistenza e un torpore della coscienza morale. Troppo spesso l'agnosticismo equivale a un ateismo pratico.
(1)ccc 1036

IV. "Non ti farai alcuna immagine scolpita..." (1)(2)
(1)ccc 1159
(2)ccc 1162

2129. L'ingiunzione divina comportava il divieto di qualsiasi rappresentazione di Dio fatta dalla mano dell'uomo. Il Deuteronomio spiega: " Poiché non vedeste alcuna figura, quando il Signore vi parlò sull'Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l'immagine scolpita di qualche idolo " (Dt 4,15-16). È il Dio assolutamente trascendente che si è rivelato a Israele. (1) " Egli è tutto ", ma, al tempo stesso, è " al di sopra di tutte le sue opere" (Sir 43,27-28). (2) Egli è "lo stesso autore della bellezza" (Sap 13,3).
(1)ccc 300
(2)ccc 2500
2130. Tuttavia, fin dall'Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero alla salvezza operata dal Verbo incarnato: così il serpente di rame,(a) l'arca dell'Alleanza e i cherubini.(b)

a) Cf Nm 21,4-9; Sap 16,5-14; Gv 3,14-15 (1).
b) Cf Es 25,10-22; 1 Re 6,23-28; 7,23-26.
(1)Gv 3,14-15
2131. (1)Fondandosi sul mistero del Verbo incarnato, il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova " economia " delle immagini.
(1)ccc 476
2132. Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, " l'onore reso ad un'immagine appartiene a chi vi è rappresentato ",(a) e " chi venera l'immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto ".(b) L'onore tributato alle sacre immagini è una " venerazione rispettosa ", non un'adorazione che conviene solo a Dio:
" Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all'immagine in quanto immagine, non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta ".(c)

a) SAN BASILIO MAGNO, Liber de Spiritu Sondo, 18, 45: SC 17bis, 406 (PG 32, 149).
b) CONCILIO DI NICEA II, Definitio de sacris imaginibus: DS 601; cf CONCILIO DI TRENTO, Sess. 25a, Decretimi de invocatione, veneratione et reliquiis sanctorum, et sacris imaginibus: DS 1821-1825; CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 125: AAS 56 (1964) 132; Id., Cost. dogm. Lumen gentium, 67: AAS 57 (1965) 65-66.
c) SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologiae, li-li, q. 81, a. 3, ad 3: Ed. Leon. 9, 180.

In sintesi

2133. " Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze " (Dt 6,5).
2134. ll primo comandamento chiama l'uomo a credere in Dio, a sperare in lui, ad amarlo al di sopra di tutto.
2135. "Adora il Signore Dio tuo" (Mt 4,10) (1). Adorare Dio, pregarlo, rendergli il culto che a lui è dovuto, mantenere le promesse e i voti che a lui si sono fatti, sono atti della virtù della religione, che esprimono l'obbedienza al primo comandamento.
(1)Mt 4,10
2136. Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l'uomo individualmente e socialmente.
2137. L'uomo deve poter professare lìberamente la religione sia in forma privata che pubblica.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Dich. Dignitatis humanae, 15: AAS 58 (1966) 940.
2138. La superstizione è una deviazione del culto che rendiamo al vero Dio. Ha la sua massima espressione nell'idolatria, come nelle varie forme di divinazione e di magia
2139. L'azione di tentare Dio con parole o atti, il sacrilegio, la simonia sono peccati di irreligione proibiti dal primo comandamento.
2140. L'ateismo, in quanto respinge o rifiuta l'esistenza di Dio, è un peccato contro il primo comandamento.
2141. Il culto delle sacre immagini è fondato sul mistero dell'incarnazione del Verbo di Dio. Esso non è in opposizione al primo comandamento.

Articolo 2
IL SECONDO COMANDAMENTO
" Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio " (Es 20,7).(a) " Fu detto agli antichi: "Non spergiurare" [...]. Ma io vi dico: Non giurate affatto " (Mt 5,33-34) (1).

a) Cf Dt 5,11.
(1)Mt 5,33-34

I. Il nome del Signore è santo (1)(2)
(1)ccc 2807
(2)ccc 2815

2142. Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Come il primo comandamento, deriva dalla virtù della religione e regola in particolare il nostro uso della parola a proposito delle cose sante.
2143. Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, (1) che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo mistero personale. Il dono del nome appartiene all'ordine della confidenza e dell'intimità. " Il nome del Signore è santo ". (2) Per questo l'uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d'amore.(a) Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo.(b)

a) Cf Zc 2,17.
b) Cf Sal 29,2; 96,2; 113,1-2.
(1)ccc 203
(2)ccc 435
2144. Il rispetto per il nome di Dio esprime quello dovuto al suo stesso mistero e a tutta la realtà sacra da esso evocata. Il senso del sacro fa parte della virtù della religione:
" Il sentimento di timore e il sentimento del sacro sono sentimenti cristiani o no? [...] Nessuno può ragionevolmente dubitarne. Sono i sentimenti che palpiterebbero in noi, e con forte intensità, se avessimo la visione della Maestà di Dio. Sono i sentimenti che proveremmo se ci rendessimo conto della sua presenza. Nella misura in cui crediamo che Dio è presente, dobbiamo avvertirli. Se non li avvertiamo, è perché non percepiamo, non crediamo che egli è presente ".(a)

a) JOHN HENRY NEWMAN, Parochial and Plain Sermoni, v. 5, Sermon 2 [Reverence, a Belief in God's Presence] (Westminster 1967) p. 21-22.
2145. (1)Il fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la propria fede senza cedere alla paura.(a) L'atto della predicazione e l'atto della catechesi (3) devono essere compenetrati di adorazione e di rispetto per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.

a) Cf Mt 10,32 (2) ; 1 Tm 6,12.
(1)ccc 2472
(2)Mt 10,32
(3)ccc 427
2146. Il secondo comandamento proibisce l'abuso del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi.
2147. (1)Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio impegnano l'onore, la fedeltà, la veracità e l'autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo.72(a)

a) Cf 1 Gv 1,10.
(1)ccc 2101
2148. La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio - interiormente o esteriormente - parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell'abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro " che bestemmiano il bel nome [di Gesù] che è stato invocato " sopra di loro . La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. È blasfemo anche ricorrere al nome di Dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte. L'abuso del nome di Dio per commettere un crimine provoca il rigetto della religione.
La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave.(a)(1)

a) Cf CIC canone 1369.
(1)ccc 1756
2149. Le imprecazioni, in cui viene inserito il nome di Dio senza intenzione di bestemmia, sono una mancanza di rispetto verso il Signore. Il secondo comandamento proibisce anche l'uso magico del nome divino:
" Il nome di Dio è grande laddove lo si pronuncia con il rispetto dovuto alla sua grandezza e alla sua maestà. Il nome di Dio è santo laddove lo si nomina con venerazione e con il timore di offenderlo ".(a)

a) SANT'AGOSTINO, De sermone Domini in monte, 2, 5, 19: CCL 35, 109 (PL 34, 1278).

II. Il nome di Dio pronunciato invano

2150. Il secondo comandamento proibisce il falso giuramento. Fare promessa solenne o giurare è prendere Dio come testimone di ciò che si afferma. È invocare la veracità divina a garanzia della propria veracità. Il giuramento impegna il nome del Signore. " Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome " (Dt 6,13).
2151. Astenersi dal falso giuramento è un dovere verso Dio. Come Creatore e Signore, Dio è la norma di ogni verità. (1) La parola umana è in accordo con Dio oppure in opposizione a lui che è la stessa verità. Quando il giuramento è veridico e legittimo, mette in luce il rapporto della parola umana con la verità di Dio. Il giuramento falso chiama Dio ad essere testimone di una menzogna.
(1)ccc 215
2152. (1)È spergiuro colui che, sotto giuramento, fa una promessa con l'intenzione di non mantenerla, o che, dopo aver promesso sotto giuramento, non vi si attiene. (2) Lo spergiuro costituisce una grave mancanza di rispetto verso il Signore di ogni parola. Impegnarsi con giuramento a compiere un'opera cattiva è contrario alla santità del nome divino.
(1)ccc 2476
(2)ccc 1756
2153. Gesù ha esposto il secondo comandamento nel discorso della montagna: "Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti!". Ma io vi dico: non giurate affatto [...]. Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno " (Mt 5,33-34.37 (1) ; (2)).(a) Gesù insegna che ogni giuramento implica un riferimento a Dio (3) e che la presenza di Dio e della sua verità deve essere onorata in ogni parola. La discrezione del ricorso a Dio nel parlare procede di pari passo con l'attenzione rispettosa per la sua presenza, testimoniata o schernita, in ogni nostra affermazione.

a) Cf Gc 5,12.
(1)Mt 5,33-34
(2)Mt 5,37
(3)ccc 2466
2154. Seguendo san Paolo,(a) la Tradizione della Chiesa ha inteso che la parola di Gesù non si oppone al giuramento, allorché viene fatto per un motivo grave e giusto (per esempio davanti ad un tribunale). " Il giuramento, ossia l'invocazione del nome di Dio a testimonianza della verità, non può essere prestato se non secondo verità, prudenza e giustizia ".(b)

a) Cf 2 Cor 1,23; Gai 1,20.
b) CIC canone 1199, § 1
2155. La santità del nome divino esige che non si faccia ricorso ad esso per cose futili e che non si presti giuramento in quelle circostanze in cui esso potrebbe essere interpretato come un'approvazione del potere da cui ingiustamente venisse richiesto. Quando il giuramento è esigilo da autorità civili illegittime, può essere rifiutato. (1) Deve esserlo allorché è richiesto per fini contrari alla dignità delle persone o alla comunione ecclesiale.
(1)ccc 1903

III. Il nome cristiano

2156. Il sacramento del Battesimo è conferito (1) "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo " (Mt 28,19) (2). Nel Battesimo il nome del Signore santifica l'uomo (3) e il cristiano riceve il proprio nome nella Chiesa. Può essere il nome di un santo, cioè di un discepolo che ha vissuto con esemplare fedeltà al suo Signore. Il patrocinio del santo offre un modello di carità ed assicura la sua intercessione. Il " nome di Battesimo " può anche esprimere un mistero cristiano o una virtù cristiana. " I genitori, i padrini e il parroco abbiano cura che non venga imposto un nome estraneo al senso cristiano ".(a)

a) CIC canone 855.
(1)ccc 232
(2)Mt 28,19
(3)ccc 1267
2157. Il cristiano incomincia la sua giornata, le sue preghiere, le sue azioni con il segno della croce, (1) " nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen". Il battezzato consacra la giornata alla gloria di Dio e invoca la grazia del Salvatore, la quale gli permette di agire nello Spirito come figlio del Padre. (2) Il segno della croce ci fortifica nelle tentazioni e nelle difficoltà.
(1)ccc 1235
(2)ccc 1688
2158. Dio chiama ciascuno per nome.(a) Il nome di ogni uomo è sacro. Il nome è l'icona della persona. Esige il rispetto, come segno della dignità di colui che lo porta.

a) Cf 7543,1; Gv 10,3 (1).
(1)Gv 10,3
2159. Il nome ricevuto è un nome eterno. Nel Regno, il carattere misterioso ed unico di ogni persona segnata dal nome di Dio risplenderà in piena luce. "Al vincitore darò [...] una pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno conosce all'infuori di chi la riceve " (Ap 2,17). "Poi guardai ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion e insieme centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il suo nome e il nome del Padre suo " (Ap 14,1).

In sintesi

2160. "O Signore, nostro Dio, quanto è grande il tuo nome su tutta la terra! " (Sal 8,2).
2161. Il secondo comandamento prescrive di rispettare il nome del Signore. Il nome del Signore è santo.
2162. Il secondo comandamento proibisce ogni uso sconveniente del nome di Dio. La bestemmia consiste nell'usure il nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei santi in un modo ingiurioso.
2163. Il falso giuramento chiama Dio come testimone di una menzogna. Lo spergiuro è una mancanza grave contro il Signore, sempre fedele alle sue promesse.
2164. "Non giurare né per il Creatore, né per la creatura, se non con verità, per necessità e con riverenza ".(a)

a) SANT'IGNAZIO DI LOYOLA, Exercitia spiritualia, 38: MHSI 100, 174.
2165. Nel Battesimo, il cristiano riceve il proprio nome nella Chiesa. I genitori, i padrini e il parroco avranno cura che gli venga dato un nome cristiano. Essere sotto il patrocinio di un santo significa avere in lui un modello di carità e un sicuro intercessore.
2166. Il cristiano incomincia le sue preghiere e le sue azioni con il segno della croce " nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ".
2167. Dio chiama ciascuno per nome.(a)

a) Cf Is 43,l.

Articolo 3
IL TERZO COMANDAMENTO
" Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro " (Es 20,8-10).(a)
" Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato " (Mc 2,27-28) (1).

a) Cf Dt 5,12-15.
(1)Mc 2,27-28

I. Il giorno di sabato (1)(2)
(1)ccc 346
(2)ccc 348

2168. Il terzo comandamento del Decalogo ricorda la santità del sabato: " II settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore " (Es 31,15).
2169. (1)La Scrittura a questo proposito fa memoria della creazione: "Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro " (Es 20,11).
(1)ccc 2057
2170. La Scrittura rivela nel giorno del Signore anche un memoriale della liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto: " Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato" (Dt 5,15).
2171. Dio ha affidato a Israele il sabato perché lo rispetti in segno dell'Alleanza perenne.(a) Il sabato è per il Signore, santamente riservato alla lode di Dio, della sua opera creatrice e delle sue azioni salvifiche in favore di Israele.

a) Cf Es 31,16.
2172. L'agire di Dio è modello dell'agire umano. Se Dio nel settimo giorno "si è riposato" (Es 31,17), (1) anche l'uomo deve "far riposo" e lasciare che gli altri, soprattutto i poveri, " possano goder quiete ".(a) Il sabato sospende le attività quotidiane e concede una tregua. È un giorno di protesta contro le schiavitù del lavoro e il culto del denaro.(b)

a) Cf Es 23,12.
b) Cf Ne 13,15-22; 2 Cr 36,21.
(1)ccc 2184
2173. (1)Il Vangelo riferisce numerose occasioni nelle quali Gesù viene accusato di violare la legge del sabato. Ma Gesù non viola mai la santità di tale giorno.(a) Egli con autorità ne da l'interpretazione autentica: " Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato " (Mc 2,27) (4) . Nella sua bontà, Cristo ritiene lecito in giorno di sabato fare il bene anziché il male, salvare una vita anziché toglierla.(b) Il sabato è il giorno del Signore delle misericordie e dell'onore di Dio.(c) " Il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato " (Mc 2,28) (8).

a) Cf Mc 1,21 (2) ; Gv 9,16 (3).
b) Cf Mc 3,4 (5).
c) Cf Mt 12,5 (6); Gv 7,23 (7) .
(1)ccc 582
(2)Mc 1,21
(3)Gv 9,16
(4)Mc 2,27
(5)Mc 3,4
(6)Mt 12,5
(7)Gv 7,23
(8)Mc 2,28

II. Il giorno del Signore
" Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso" (Sal 118,24).

Il giorno della Risurrezione: la nuova creazione

2174. (1)Gesù è risorto dai morti "il primo giorno della settimana" (Mc 16,2) (3).(a) In quanto "primo giorno", il giorno della risurrezione di Cristo richiama la prima creazione. (6) In quanto " ottavo giorno ", che segue il sabato,(b) esso significa la nuova creazione inaugurata con la risurrezione di Cristo. È diventato, per i cristiani, il primo di tutti i giorni, la prima di tutte le feste, il giorno del Signore (e Kyriaké eméra", " dies dominica "), la " domenica ":
" Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del sole, poiché questo è il primo giorno [dopo il sabato ebraico, ma anche il primo giorno] nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, nostro Salvatore, risuscitò dai morti ".(c)

a) Cf Mt 28,1 (2); Lc 24,1 (4) ; Gv 20,1 (5).
b) Cf Mc 16,1 (7); Mt 28,1 (8).
c) SAN GIUSTINO, Apologià, 1, 67: CA 1, 188 (PG 6, 429-432).
(1)ccc 638
(2)Mt 28,1
(3)Mc 16,2
(4)Lc 24,1
(5)Gv 20,1
(6)ccc 349
(7)Mc 16,1
(8)Mt 28,1

La domenica - compimento del sabato

2175. (1)La domenica si distingue nettamente dal sabato al quale, ogni settimana, cronologicamente succede, e del quale, per i cristiani, sostituisce la prescrizione rituale. Porta a compimento, nella pasqua di Cristo, la verità spirituale del sabato ebraico ed annuncia il riposo eterno dell'uomo in Dio. Infatti, il culto della Legge preparava il mistero di Cristo, e ciò che vi si compiva prefigurava qualche aspetto relativo a Cristo:(a)
" Coloro che vivevano nell'antico ordine di cose si sono rivolti alla nuova speranza, non più guardando al sabato, ma vivendo secondo la domenica, giorno in cui è sorta la nostra vita, per la grazia del Signore e per la sua morte ".(b)

a) Cf 1 Cor 10,11.
b) SANT'IGNAZIO DI ANTIOCHIA, Epistula ad Magnesios, 9, 1: SC lObis, 88 (PUNK 1, 236-238).
(1)ccc 1166
2176. La celebrazione della domenica attua la prescrizione morale naturalmente iscritta nel cuore dell'uomo " di rendere a Dio un culto esteriore, visibile, pubblico e regolare nel ricordo della sua benevolenza universale verso gli uomini ".(a) Il culto domenicale è il compimento del precetto morale dell'Antica Alleanza, di cui riprende il ritmo e lo spirito celebrando ogni settimana il Creatore e il Redentore del suo popolo.

a) SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologiae, 11-11, q. 122, a. 4, e: Ed. Leon. 9, 478.

L'Eucaristia domenicale

2177. (1)La celebrazione domenicale del giorno e dell'Eucaristia del Signore sta al centro della vita della Chiesa. " II giorno di domenica in cui si celebra il mistero pasquale, per la Tradizione apostolica deve essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto ".(a)
(2) " Ugualmente devono essere osservati i giorni del Natale del Signore nostro Gesù Cristo, dell'Epifania, dell'Ascensione e del santissimo Corpo e Sangue di Cristo, della santa Madre di Dio Maria, della sua Immacolata Concezione e Assunzione, di san Giuseppe, dei santi Apostoli Pietro e Paolo, e infine di tutti i Santi ".(b)

a) CIC canone 1246, § 1.
b) CIC canone 1246, § 1.
(1)ccc 1167
(2)ccc 2043

2178. (1)Questa pratica dell'assemblea cristiana risale agli inizi dell'età apostolica.(a) La lettera agli Ebrei ricorda: " Non disertando le nostre riunioni, come alcuni hanno l'abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda " (Eb 10,25).
La Tradizione conserva il ricordo di una esortazione sempre attuale: " Affrettarsi verso la chiesa, avvicinarsi al Signore e confessare i propri peccati, pentirsi durante la preghiera [...]. Assistere alla santa e divina liturgia, terminare la propria preghiera e non uscirne prima del congedo. [...] L'abbiamo spesso ripetuto: questo giorno vi è concesso per la preghiera e il riposo. È il giorno fatto dal Signore. In esso rallegriamoci ed esultiamo ".(b)

a) Cf At 2,42-46; 1 Cor 11,17.
b) PSEUDO-EUSEBIO ALESSANDRINO, Sermo de die Dominica: PG 86/1, 416 e 421.
(1)ccc 1343
2179. (1)" La parrocchia è una determinata comunità di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di una Chiesa particolare e la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore ".(a) (2) È il luogo in cui tutti i fedeli possono essere convocati per la celebrazione domenicale dell'Eucaristia. (3) La parrocchia inizia il popolo cristiano all'espressione ordinaria della vita liturgica, lo raduna in questa celebrazione; insegna la dottrina salvifica di Cristo; pratica la carità del Signore in opere buone e fraterne: (b)
" Tu non puoi pregare in casa come in chiesa, dove c'è il popolo di Dio raccolto, dove il grido è elevato a Dio con un cuore solo. [...] Là c'è qualcosa di più, l'unisono degli spiriti, l'accordo delle anime, il legame della carità, le preghiere dei sacerdoti ".(c)

a) CIC canone 515, § 1.
b) Cf GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Christifideles laici, 26: AAS 81 (1989) 437-440.
c) SAN GIOVANNI CRISOSTOMO, De incomprehensibili Dei natura seu cantra Anomoeos, 3, 6: SC 28bis, 218 (PL 48, 725).
(1)ccc 1567
(2)ccc 2691
(3)ccc 2226

L'obbligo della domenica

2180. (1)Il precetto della Chiesa definisce e precisa la Legge del Signore: " La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa ".(a) (2) " Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente ".(b)

a) CIC canone 1247.
b) CIC canone 1248, § 1.
(1)ccc 2042
(2)ccc 1389
2181. L'Eucaristia domenicale fonda e conferma tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne siano dispensati dal loro parroco.(a) Coloro che deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato grave.

a) Cf CIC canone 1245.
2182. (1)La partecipazione alla celebrazione comunitaria dell'Eucaristia domenicale è una testimonianza di appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità. Essi testimoniano al tempo stesso la santità di Dio e la loro speranza nella salvezza. Si rafforzano vicendevolmente sotto l'assistenza dello Spirito Santo.
(1)ccc 815
2183.
" Se per mancanza del ministro sacro o per altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano parte alla liturgia della Parola, se ve n'è qualcuna nella chiesa parrocchiale o in un altro luogo sacro, celebrata secondo le disposizioni del Vescovo diocesano, oppure attendano per un congrue tempo alla preghiera personalmente o in famiglia, o, secondo l'opportunità, in gruppi di famiglie ".(a)

a) CIC canone 1248, § 2.

Giorno di grazia e di cessazione dal lavoro

2184. (1)Come Dio "cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro" (Gn 2,2), così anche la vita dell'uomo è ritmata dal lavoro e dal riposo. L'istituzione del giorno del Signore contribuisce a dare a tutti la possibilità di godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cosi. past. Gaudium et spes, 67: AAS 58 (1966) 1089.
(1)ccc 2172
2185. Durante la domenica e gli altri giorni festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori (1) o attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la necessaria distensione della mente e del corpo.(a) Le necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. I fedeli vigileranno affinchè legittime giustificazioni non creino abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la salute.
" L'amore della verità cerca il sacro tempo libero, la necessità dell'amore accetta il giusto lavoro ".(b)

a) Cf CIC canone 1247.
b) SANT'AGOSTINO, De civitate Dei, 19, 19: CSEL 40/2, 407 (PL 41, 647).
(1)ccc 2428

2186. È doveroso per i cristiani che dispongono di tempo libero ricordarsi dei loro fratelli che hanno i medesimi bisogni e i medesimi diritti e non possono riposarsi a causa della povertà e della miseria. Dalla pietà cristiana la domenica (1) è tradizionalmente consacrata alle opere di bene e agli umili servizi di cui necessitano i malati, gli infermi, gli anziani. I cristiani santificheranno la domenica anche dando alla loro famiglia e ai loro parenti il tempo e le attenzioni che difficilmente si possono loro accordare negli altri giorni della settimana. La domenica è un tempo propizio per la riflessione, il silenzio, lo studio e la meditazione, che favoriscono la crescita della vita inferiore e cristiana.
(1)ccc 2447
2187.
Santificare le domeniche e i giorni di festa esige un serio impegno comune. Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad- altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore. (1) Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc.) e le necessità sociali (servizi pubblici, ecc.) richiedono a certuni un lavoro domenicale, ognuno si senta responsabile di riservarsi un tempo sufficiente di libertà. I fedeli avranno cura, con moderazione e carità, di evitare gli eccessi e le violenze cui talvolta danno luogo i divertimenti di massa. Nonostante le rigide esigenze dell'economia, i pubblici poteri vigileranno per assicurare ai cittadini un tempo destinato al riposo e al culto divino. I datori di lavoro hanno un obbligo analogo nei confronti dei loro dipendenti.
(1)ccc 2289

2188. (1)Nel rispetto della libertà religiosa e del bene comune di tutti, i cristiani devono adoperarsi per far riconoscere dalle leggi le domeniche e i giorni di festa della Chiesa come giorni festivi. Spetta a loro offrire a tutti un esempio pubblico di preghiera, di rispetto e di gioia e difendere le loro tradizioni come un prezioso contributo alla vita spirituale della società umana. Se la legislazione del paese o altri motivi obbligano a lavorare la domenica, questo giorno sia tuttavia vissuto come il giorno della nostra liberazione, che ci fa partecipare alla " adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cicli " (Eb 12,22-23).
(1)ccc 2105

In sintesi

2189. " Osserva il giorno di sabato per santificarlo " (Dt 5,12). " Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto, sacro al Signore" (Es 31,15).
2190. Il sabato, che rappresentava il compimento della prima creazione, è sostituito dalla domenica, che ricorda la nuova creazione, iniziata con la risurrezione di Cristo.
2191. La Chiesa celebra il giorno della risurrezione di Cristo nell'ottavo giorno, che si chiama giustamente giorno del Signore, o domenica.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. Sacrosanctum Concilium, 106: AAS 56 (1964) 126.
2192. "Il giorno di domenica [...] deve essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo di precetto ".(a) " La domenica e le altre feste di precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa ".(b)

a) CIC canone 1246, § 1.
b) CIC canone 1247.
2193. "La domenica e le altre feste di precetto i fedeli [...] si astengano [...] da quei lavori e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo ",(a)

a) CIC canone 1247.
2194. L'istituzione della domenica contribuisce a dare a tutti la possibilità di " godere di sufficiente riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale, sociale e religiosa"}.(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 67: AAS 58 (1966) 1089.
2195. Ogni cristiano deve evitare di imporre, senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il giorno del Signore.

CAPITOLO SECONDO
"AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO"
Gesù disse ai suoi discepoli: " Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri " (Gv 13,34). ((1) )
(1)Gv 13,34

2196. Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: " II primo è: "Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza". E il secondo è questo: "Amerai il prossimo tuo come te stesso". Non c'è altro comandamento più importante di questo" (Mc 12,29-31) (1).
(2) L'Apostolo san Paolo lo richiama: "Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti, il precetto: Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore" (Rm 13,8-10).
(1)Mc 12,29-31
(2)ccc 2822

Articolo 4
IL QUARTO COMANDAMENTO
" Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti da il Signore, tuo Dio " (Es 20,12).

" Stava loro sottomesso " (Lc 2,51) (1).

Lo stesso Signore Gesù ha ricordato l'importanza di questo " comandamento di Dio ".(a) L'Apostolo insegna: " Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo comandamento associato a una promessa: perché tu sia felice e goda di una vita lunga sopra la terra " (Ef 6,l-3).(b)

a) Cf Mc 7,8-13 (2).
b) Cf Dt 5,16.
(1)Lc 2,51
(2)Mc 7,8-13

2197. Il quarto comandamento apre la seconda tavola della Legge. Indica l'ordine della carità. Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita e che ci hanno trasmesso la conoscenza di Dio. Siamo tenuti ad onorare e rispettare tutti coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità. (1).
(1)ccc 1897
2198. Questo comandamento è espresso nella forma positiva di un dovere da compiere. Annunzia i comandamenti successivi, concernenti un rispetto particolare della vita, del matrimonio, dei beni terreni, della parola. Costituisce uno dei fondamenti della dottrina sociale della Chiesa. (1).
(1)ccc 2419
2199. Il quarto comandamento si rivolge espressamente ai figli in ordine alle loro relazioni con il padre e con la madre, essendo questa relazione la più universale. Concerne parimenti i rapporti di parentela con i membri del gruppo familiare. Chiede di tributare onore, affetto e riconoscenza ai nonni e agli antenati. Si estende infine ai doveri degli alunni nei confronti degli insegnanti, dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro, dei subordinati nei confronti dei loro superiori, dei cittadini verso la loro patria, verso i pubblici amministratori e i governanti.
Questo comandamento implica e sottintende i doveri dei genitori, tutori, docenti, capi, magistrati, governanti, di tutti coloro che esercitano un'autorità su altri o su una comunità di persone.
2200. L'osservanza del quarto comandamento comporta una ricompensa: " Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti da il Signore, tuo Dio" (Es 20,12).(a) Il rispetto di questo comandamento procura, insieme con i frutti spirituali, frutti temporali di pace e di prosperità. (1) Al contrario, la trasgressione di questo comandamento arreca gravi danni alle comunità e alle persone umane.

a) Cf Dt 5,16.
(1)ccc 2304

I. La famiglia nel piano di Dio

Natura della famiglia

2201. (1)La comunità coniugale è fondata sul consenso degli sposi. Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene degli sposi e alla procreazione ed educazione dei figli. L'amore degli sposi e la generazione dei figli stabiliscono tra i membri di una medesima famiglia relazioni personali e responsabilità primarie.
(1)ccc 1625
2202. Un uomo e una donna uniti in matrimonio formano insieme con i loro figli una famiglia. (1) Questa istituzione precede qualsiasi riconoscimento da parte della pubblica autorità; si impone da sé. La si considererà come il normale riferimento, in funzione del quale devono essere valutate le diverse forme di parentela.
(1)ccc 1882
2203. (1)Creando l'uomo e la donna, Dio ha istituito la famiglia umana e l'ha dotata della sua costituzione fondamentale. I suoi membri sono persone uguali in dignità. Per il bene comune dei suoi membri e della società, la famiglia comporta una diversità di responsabilità, di diritti e di doveri.
(1)ccc 369

La famiglia cristiana (1)(2)
(1)ccc 1655
(2)ccc 1658

2204. " La famiglia cristiana offre una rivelazione e una realizzazione specifica della comunione ecclesiale; anche per questo motivo, può e deve essere chiamata "Chiesa domestica" ".(a) (1) Essa è una comunità di fede, di speranza e di carità; nella Chiesa riveste una singolare importanza come è evidente nel Nuovo Testamento.(b)

a) GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Familiarìs consortio, 21: AAS 74 (1982) 105; cf CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11: AAS 57 (1965) 16.
b) Cf Ef 5,21-6,4; Col 3,18-21; 1 Pt 3,1-7.
(1)ccc 533
2205. La famiglia cristiana è una comunione di persone, segno e immagine della comunione del Padre e del Figlio nello Spirito Santo. (1) La sua attività procreatrice ed educativa è il riflesso dell'opera creatrice del Padre. La famiglia è chiamata a condividere la preghiera e il sacrificio di Cristo. La preghiera quotidiana e la lettura della Parola di Dio corroborano in essa la carità. La famiglia cristiana è evangelizzatrice e missionaria.
(1)ccc 1702
2206. Le relazioni in seno alla famiglia comportano un'affinità di sentimenti, di affetti e di interessi, che nasce soprattutto dal reciproco rispetto delle persone. La famiglia è una comunità privilegiata chiamata a realizzare un'amorevole apertura di animo tra i coniugi e una continua collaborazione tra i genitori nell'educazione dei figli.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 52: AAS 58 (1966) 1073.

II. La famiglia e la società

2207. (1)La famiglia è la cellula originaria della vita sociale. È la società naturale in cui l'uomo e la donna sono chiamati al dono di sé nell'amore e nel dono della vita. (2) L'autorità, la stabilità e la vita di relazione in seno alla famiglia costituiscono i fondamenti della libertà, (3) della sicurezza, della fraternità nell'ambito della società. La famiglia è la comunità nella quale, fin dall'infanzia, si possono apprendere i valori morali, si può incominciare ad onorare Dio e a fare buon uso della libertà. La vita di famiglia è un'iniziazione alla vita nella società.
(1)ccc 1880
(2)ccc 372
(3)ccc 1603
2208. La famiglia deve vivere in modo che i suoi membri si aprano all'attenzione e all'impegno in favore dei giovani e degli anziani, delle persone malate o handicappate e dei poveri. Numerose sono le famiglie che, in certi momenti, non hanno la possibilità di dare tale aiuto. Tocca allora ad altre persone, ad altre famiglie e, sussidiariamente, alla società provvedere ai bisogni di costoro: " Una religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa: soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi puri da questo mondo " (Gc 1,27).
2209. La famiglia deve essere aiutata e difesa con appropriate misure sociali. Là dove le famiglie non sono in grado di adempiere alle loro funzioni, gli altri corpi sociali hanno il dovere di aiutarle e di sostenere l'istituto familiare. In base al principio di sussidiarietà, le comunità più grandi si guarderanno dall'usurpare le loro prerogative o di ingerirsi nella loro vita.(1)
(1)ccc 1883
2210. L'importanza della famiglia per la vita e il benessere della società,(a) comporta per la società stessa una particolare responsabilità nel sostenere e consolidare il matrimonio e la famiglia. Il potere civile consideri " come un sacro dovere rispettare, proteggere e favorire la loro vera natura, la moralità pubblica e la prosperità domestica ".(b)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 47: AAS 58 (1966) 1067.
b) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 52: AAS 58 (1966) 1073.
2211.
La comunità politica ha il dovere di onorare la famiglia, di assisterla, e di assicurarle in particolare:

- la libertà di costituirsi, di procreare figli e di educarli secondo le proprie convinzioni morali e religiose;
- la tutela della stabilità del vincolo coniugale e dell'istituto familiare;
- la libertà di professare la propria fede, di trasmetterla, di educare in essa i figli, avvalendosi dei mezzi e delle istituzioni necessarie;
- il diritto alla proprietà privata, la libertà di intraprendere un'attività, di procurarsi un lavoro e una casa, il diritto di emigrare;
- in conformità alle istituzioni dei paesi, il diritto alle cure mediche, all'assistenza per le persone anziane, agli assegni familiari;
- la difesa della sicurezza e della salute, particolarmente in ordine a pericoli come la droga, la pornografia, l'alcolismo, ecc.;
- la libertà di formare associazioni con altre famiglie e di essere in tal modo rappresentate presso le autorità civili.(a)

a) Cf GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Familiaris consento, 46: AAS 74 (1982) 137-138.

2212. Il quarto comandamento illumina le altre relazioni nella società. Nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle vediamo i figli dei nostri genitori; nei nostri cugini, i discendenti dei nostri avi; nei nostri concittadini, i figli della nostra patria; nei battezzati, i figli della Chiesa, nostra Madre; (1) in ogni persona umana, un figlio o una figlia di colui che vuole essere chiamato " Padre nostro ". Conseguentemente, le nostre relazioni con il prossimo sono di carattere personale. Il prossimo non è un " individuo " della collettività umana; (2) è " qualcuno " che, per le sue origini conosciute, merita un'attenzione e un rispetto singolari.
(1)ccc 225
(2)ccc 1931
2213. Le comunità umane sono composte di persone. Il loro buon governo non si limita alla garanzia dei diritti e all'osservanza dei doveri, come pure al rispetto dei contratti. Giuste relazioni tra imprenditori e dipendenti, (1) governanti e cittadini presuppongono la naturale benevolenza conforme alla dignità delle persone umane, cui stanno a cuore la giustizia e la fraternità.
(1)ccc 1939

III. Doveri dei membri della famiglia

Doveri dei figli

2214. La paternità divina è la sorgente della paternità umana;(a) è la paternità divina che fonda l'onore dovuto ai genitori. Il rispetto dei figli, minorenni o adulti, (1) per il proprio padre e la propria madre (b) si nutre dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo rispetto è richiesto dal comando divino.(c)

a) Cf Ef 3,15.
b) Cf Prv 1,8; Tb 4,3-4.
c) Cf Es 20,12.
(1)ccc 1858
2215. Il rispetto per i genitori (pietà filiale) è fatto di riconoscenza verso coloro che, con il dono della vita, il loro amore e il loro lavoro, hanno messo al mondo i loro figli e hanno loro permesso di crescere in età, in sapienza e in grazia. " Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato? " (Sir 7,27-28).
2216. Il rispetto filiale si manifesta anche attraverso la vera docilità e la vera obbedienza: " Figlio mio, osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua madre [...]. (1) Quando cammini ti guideranno; quando riposi, veglieranno su di te; quando ti desti, ti parleranno " (Prv 6,20-22). " Il figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero" (Prv 13,1).
(1)ccc 532
2217.
Per tutto il tempo in cui vive nella casa dei suoi genitori, il figlio deve obbedire ad ogni loro richiesta motivata dal suo proprio bene o da quello della famiglia. " Figli, obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore " (Col 3,20). (a) I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati. Ma se in coscienza sono persuasi che è moralmente riprovevole obbedire a un dato ordine, non vi obbediscano.
Crescendo, i figli continueranno a rispettare i loro genitori. Preverranno i loro desideri, chiederanno spesso i loro consigli, accetteranno i loro giustificati ammonimenti. Con l'emancipazione cessa l'obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che ad essi è sempre dovuto. Questo trova, in realtà, la sua radice nel timore di Dio, uno dei doni dello Spirito Santo.(1)

a) Cf Ef 6,l.
(1)ccc 1831

2218. Il quarto comandamento ricorda ai figli divenuti adulti le loro responsabilità verso i genitori. Nella misura in cui possono, devono dare loro l'aiuto materiale e morale, negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia, di solitudine o di indigenza. Gesù richiama questo dovere di riconoscenza.(a)
" Il Signore vuole che il padre sia onorato dai figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il padre espia i peccati, chi riverisce la madre è come chi accumula tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli, sarà esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce suo padre vivrà a lungo; chi obbedisce al Signore da consolazione alla madre " (Sir 3,2-6).
" Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno, compatiscilo e non disprezzarlo mentre sei nel pieno del vigore. [...] Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre è maledetto dal Signore" (Sir 3,12-13.16).

a) Cf Mc 7,10-12 (1).
(1)Mc 7,10-12

2219. Il rispetto filiale favorisce l'armonia di tutta la vita familiare; concerne anche le relazioni tra fratelli e sorelle. Il rispetto verso i genitori si riflette su tutto l'ambiente familiare. " Corona dei vecchi sono i figli dei figli" (Prv 17,6). "Con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza" sopportatevi " a vicenda con amore " (Ef 4,2).
2220. I cristiani devono una speciale gratitudine a coloro dai quali hanno ricevuto il dono della fede, la grazia del Battesimo e la vita nella Chiesa. Può trattarsi dei genitori, di altri membri della famiglia, dei nonni, di Pastori, di catechisti, di altri maestri o amici. " Mi ricordo della tua fede schietta, fede che fu prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunice, e ora, ne sono certo, anche in te" (2 Tm 1,5).

Doveri dei genitori

2221. La fecondità dell'amore coniugale non si riduce alla sola procreazione dei figli, ma deve estendersi alla loro educazione morale e alla loro formazione spirituale. (1)La funzione educativa dei genitori " è tanto importante che, se manca, può a stento essere supplita".(a) Il diritto e il dovere dell'educazione sono, per i genitori, primari e inalienabili.(b)

a) CONCILIO VATICANO II, Dich. Gravissimum educationis, 3: AAS 58 (1966) 731.
b) Cf GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. Familiaris consortio, 36: AAS 74 (1982) 126.
(1)ccc 1653
2222. I genitori devono considerare i loro figli come figli di Dio e rispettarli come persone umane. Educano i loro figli ad osservare la Legge di Dio mostrandosi essi stessi obbedienti alla volontà del Padre dei cicli.(1)
(1)ccc 494
2223. I genitori sono i primi responsabili dell'educazione dei loro figli. Testimoniano tale responsabilità innanzi tutto con la creazione di una famiglia, in cui la tenerezza, il perdono, il rispetto, la fedeltà e il servizio disinteressato rappresentano la norma. Il focolare domestico è un luogo particolarmente adatto per educare alle virtù. (1) Questa educazione richiede che si impari l'abnegazione, un retto modo di giudicare, la padronanza di sé, condizioni di ogni vera libertà. I genitori insegneranno ai figli a subordinare " le dimensioni materiali e istintive a quelle intcriori e spirituali ".(a) I genitori hanno anche la grave responsabilità di dare ai loro figli buoni esempi. Riconoscendo con franchezza davanti ai figli le proprie mancanze, saranno meglio in grado di guidarli e di correggerli:
" Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta [...]. Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio" (Sir 30,1-2). "E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli nell'educazione e nella disciplina del Signore " (Ef 6,4).

a) GIOVANNI PAOLO II, Leti. enc. Centesimus annus, 36: AAS 83 (1991) 838.
(1)ccc 1804


2224. Il focolare domestico costituisce l'ambito naturale per l'iniziazione dell'essere umano alla solidarietà e alle responsabilità comunitarie. (1) I genitori insegneranno ai figli a guardarsi dai compromessi e dagli sbandamenti che minacciano le società umane.
(1)ccc 1939
2225. Dalla grazia del sacramento del Matrimonio i genitori hanno ricevuto la responsabilità e il privilegio di evangelizzare i loro figli. (1) Li inizieranno, fin dai primi anni di vita, ai misteri della fede dei quali essi, per i figli, sono " i primi annunziatori ".(a) Li faranno partecipare alla vita della Chiesa fin dalla più tenera età. I modi di vivere in famiglia possono sviluppare le disposizioni affettive che, per l'intera esistenza, costituiscono autentiche condizioni preliminari e sostegni di una fede viva.

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11: AAS 57 (1965) 16; cf CIC canone 1136.
(1)ccc 1656
2226. L'educazione alla fede da parte dei genitori deve incominciare fin dalla più tenera età dei figli. Essa si realizza già allorché i membri della famiglia si aiutano a crescere nella fede attraverso la testimonianza di una vita cristiana vissuta in conformità al Vangelo. La catechesi familiare precede, accompagna e arricchisce le altre forme d'insegnamento della fede. I genitori hanno la missione di insegnare ai figli a pregare e a scoprire la loro vocazione di figli di Dio.(a) (1) La parrocchia è la comunità eucaristica e il cuore della vita liturgica delle famiglie cristiane; è un luogo privilegiato della catechesi dei figli e dei genitori.

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 11: AAS 57 (1965) 16.
(1)ccc 2179
2227. I figli, a loro volta, contribuiscono alla crescita dei propri genitori nella santità.(a) (1) Tutti e ciascuno, con generosità e senza mai stancarsi, si concederanno vicendevolmente il perdono che le offese, i litigi, le ingiustizie e le infedeltà esigono. L'affetto reciproco lo suggerisce. La carità di Cristo lo richiede.(b)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 48: AAS 58 (1966) 1069.
b) Cf Mt 18,21-22 (2); Lc 17,4 (3).
(1)ccc 2013
(2)Mt 18,21-22
(3)Lc 17,4
2228. Durante l'infanzia, il rispetto e l'affetto dei genitori si esprimono innanzi tutto nella cura e nell'attenzione prodigate nell'allevare i propri figli, e nel provvedere ai loro bisogni materiali e spirituali. Durante la loro crescita, il medesimo rispetto e la medesima dedizione portano i genitori ad educare i figli al retto uso della ragione e della libertà.
2229. Primi responsabili dell'educazione dei figli, i genitori hanno il diritto di scegliere per loro una scuola rispondente alle proprie convinzioni. È, questo, un diritto fondamentale. I genitori, nei limiti del possibile, hanno il dovere di scegliere le scuole che li possano aiutare nel migliore dei modi nel loro compito di educatori cristiani.(a) I pubblici poteri hanno il dovere di garantire tale diritto dei genitori e di assicurare le condizioni concrete per poterlo esercitare.

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Dich. Gravissimum educationis, 6: AAS 58 (1966) 733. Cf Mt 16,25.
2230. Diventando adulti, i figli hanno il dovere e il diritto di scegliere la propria professione e il proprio stato di vita. Assumeranno queste nuove responsabilità in un rapporto confidente con i loro genitori, ai quali chiederanno e dai quali riceveranno volentieri avvertimenti e consigli. (1) I genitori avranno cura di non costringere i figli né quanto alla scelta della professione, né quanto a quella del coniuge. Questo dovere di discrezione non impedisce loro, anzi tutt'altro, di aiutarli con sapienti consigli, particolarmente quando progettano di fondare una famiglia.
(1)ccc 1625
2231. Alcuni non si sposano, al fine di prendersi cura dei propri genitori, o dei propri fratelli e sorelle, di dedicarsi più esclusivamente ad una professione o per altri validi motivi. Costoro possono grandemente contribuire al bene della famiglia umana.

IV. La famiglia e il Regno

2232. I vincoli familiari, sebbene importanti, non sono però assoluti. Quanto più il figlio cresce verso la propria maturità e autonomia umane e spirituali, tanto più la sua specifica vocazione, che viene da Dio, si fa chiara e forte. I genitori rispetteranno tale chiamata e favoriranno la risposta dei propri figli a seguirla. È necessario convincersi che la prima vocazione del cristiano è di seguire Gesù'. (a) (2) " Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me " (Mt 10,37) (3).

a) Cf Mt 16,25 (1).
(1)Mt 16,25
(2)ccc 1618
(3)Mt 10,37
2233. Diventare discepolo di Gesù significa accettare l'invito ad appartenere alla famiglia di Dio, (1) a condurre una vita conforme al suo modo di vivere: " Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre " (Mt 12,50) (2).
I genitori accoglieranno e rispetteranno con gioia e rendimento di grazie la chiamata rivolta dal Signore a qualcuno dei loro figli a seguirlo nella verginità per il Regno, nella vita consacrata o nel ministero sacerdotale.
(1)ccc 542
(2)Mt 12,50

V. Le autorità nella società civile

2234. Il quarto comandamento di Dio ci prescrive anche di onorare tutti coloro che, per il nostro bene, (1) hanno ricevuto da Dio un'autorità nella società. Mette in luce tanto i doveri di chi esercita l'autorità quanto quelli di chi ne beneficia.
(1)ccc 1897

Doveri delle autorità civili

2235. Coloro che sono rivestiti d'autorità, la devono esercitare come un servizio. " Colui che vorrà diventare grande tra voi, si farà vostro servo " (Mt 20,26) (1). L'esercizio di un'autorità è moralmente delimitato dalla sua origine divina, (2) dalla sua natura ragionevole e dal suo oggetto specifico. Nessuno può comandare o istituire ciò che è contrario alla dignità delle persone e alla legge naturale.
(1)Mt 20,26
(2)ccc 1899
2236. L'esercizio dell'autorità mira a rendere evidente una giusta gerarchla dei valori al fine di facilitare l'esercizio della libertà e della responsabilità di tutti. (1) I superiori attuino con saggezza la giustizia distributiva, tenendo conto dei bisogni e della collaborazione di ciascuno, e in vista della concordia e della pace. Abbiano cura che le norme e le disposizioni che danno non inducano in tentazione opponendo l'interesse personale a quello della comunità.(a)

a) Cf GIOVANNI PAOLO II, Leti. enc. Centesimus annus, 25: AAS 83 (1991) 823.
(1)ccc 2411
2237. I poteri politici sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali della persona umana. (1) Cercheranno di attuare con umanità la giustizia, nel rispetto del diritto di ciascuno, soprattutto delle famiglie e dei diseredati.
I diritti politici connessi con la cittadinanza possono e devono essere concessi secondo le esigenze del bene comune. Non possono essere sospesi dai pubblici poteri senza un motivo legittimo e proporzionato. L'esercizio dei diritti politici è finalizzato al bene comune della nazione e della comunità umana.
(1)ccc 357

Doveri dei cittadini

2238. (1)Coloro che sono sottomessi all'autorità considereranno i loro superiori come rappresentanti di Dio, che li ha costituiti- ministri dei suoi doni:(a) " State sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore [...]. Comportatevi come uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire la malizia, ma come servitori di Dio " (1 Pt 2,13.16). La leale collaborazione dei cittadini comporta il diritto, talvolta il dovere, di fare le giuste rimostranze su ciò che a loro sembra nuocere alla dignità delle persone e al bene della comunità.

a) Cf Rm 13,1-2.
(1)ccc 1900
2239. (1)È dovere dei cittadini dare il proprio apporto ai poteri civili per il bene della società in spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà. (2) L'amore e il servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e dall'ordine della carità. La sottomissione alle autorità legittime e il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi compiano la loro funzione nella vita della comunità politica.
(1)ccc 1915
(2)ccc 2310
2240. La sottomissione all'autorità e la corresponsabilità nel bene comune comportano l'esigenza morale del versamento delle imposte, dell'esercizio del diritto di voto, della difesa del paese: (1)
" Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il timore; a chi il rispetto il rispetto " (Rm 13,7).
I cristiani " abitano nella propria patria, ma come pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri [...]. Obbediscono alle leggi vigenti, ma con la loro vita superano le leggi [...]. Così eccelso è il posto loro assegnato da Dio, e non è lecito disertarlo ".(a)

L'Apostolo ci esorta ad elevare preghiere ed azioni di grazie " per i re e per tutti quelli che stanno al potere, (2) perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità " (1 Tm 2,2).

a) Lettera a Diogneto, 5, 5; 5, 10; 6, 10: SC 33, 62-66 (FUNK 1, 398-400).
(1)ccc 2265
(2)ccc 1900
2241. Le nazioni più ricche sono tenute ad accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l'ospite sotto la protezione di coloro che lo accolgono.
Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di immigrazione a diverse condizioni giuri-diche, in particolare al rispetto dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie. L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue leggi, a contribuire ai suoi oneri.

2242. Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti (1) sono contrari alle esigenze dell'ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agi) insegnamenti del Vangelo. (2) Il rifiuto d'obbedienza alle autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il servizio di Dio (3) e il servizio della comunità politica. " Rendete [...] a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio " (Mt 22,21) (4). " Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini " (At 5,29).
(5) " Dove i cittadini sono oppressi da un'autorità pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non ricusino quelle cose che sono oggettiva-mente richieste dal bene comune; sia però loro lecito difendere i diritti propri e dei propri concittadini contro gli abusi di questa autorità, nel rispetto dei limiti dettati dalla legge naturale ed evangelica ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 74: AAS 58 (1966) 1096.
(1)ccc 1903
(2)ccc 2313
(3)ccc 450
(4)Mt 22,21
(5)ccc 1901

2243. (1)La resistenza all'oppressione del potere politico non ricorrerà legittimamente alle armi, salvo quando sussistano tutte insieme le seguenti condizioni: 1. in caso di violazioni certe, gravi e prolungate dei diritti fondamentali; 2. dopo che si siano tentate tutte le altre vie; 3. senza che si provochino disordini peggiori; 4. qualora vi sia una fondata speranza di successo; 5. se è impossibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori.
(1)ccc 2309

La comunità politica e la Chiesa

2244. (1)Ogni istituzione si ispira, anche implicitamente, ad una visione dell'uomo e del suo destino, da cui deriva i propri criteri di giudizio, la propria gerarchla dei valori, la propria linea di condotta. Nella maggior parte delle società le istituzioni fanno riferimento ad una certa preminenza dell'uomo sulle cose. (2) Solo la Religione divinamente rivelata ha chiaramente riconosciuto in Dio, Creatore e Redentore, l'origine e il destino dell'uomo. La Chiesa invita i poteri politici a riferire i loro giudizi e le loro decisioni a tale ispirazione della verità su Dio e sull'uomo. (3)
Le società che ignorano questa ispirazione o la rifiutano in nome della loro indipendenza in rapporto a Dio, sono spinte a cercare in se stesse oppure a mutuare da una ideologia i loro riferimenti e il loro fine e, non tollerando che sia affermato un criterio oggettivo del bene e del male, si arrogano sull'uomo e sul suo destino un potere assoluto, dichiarato o non apertamente ammesso, come dimostra la storia.(a)

a) Cf GIOVANNI PAOLO II, Lett. enc. Centesimus annus, 45-46: AAS 83 (1991) 849-851.
(1)ccc 1910
(2)ccc 1881
(3)ccc 2109

2245. " La Chiesa, che, a motivo della sua missione e della sua competenza, non si confonde in alcun modo con la comunità politica, [...] è ad un tempo il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana ".(a) La Chiesa " (1) rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini ".(b)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 76: AAS 58 (1966) 1099.
b) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 76: AAS 58 (1966) 1099.
(1)ccc 912
2246. (1)È proprio della missione della Chiesa " dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l'ordine politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona e dalla salvezza delle anime. (2) E questo farà utilizzando tutti e solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo la diversità dei tempi e delle situazioni ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 76: AAS 58 (1966) 1100.
(1)ccc 2032
(2)ccc 2240

In sintesi

2247. " Onora tuo padre e tua madre " (Dt 5,16; Mc 7,10 (1)).
(1)Mc 7,10

2248. Secondo il quarto comandamento, Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori e coloro che egli, per il nostro bene, ha rivestito d'autorità.
2249. La comunità coniugale è stabilita sull'alleanza e sul consenso degli sposi. Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene dei coniugi, alla procreazione e all'educazione dei figli.
2250. " La salvezza della persona e della società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice situazione della comunità coniugale e familiare ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 47: AAS 58 (1966) 1067.
2251. / figli devono ai loro genitori rispetto, riconoscenza, giusta obbe-dienza e aiuto. Il rispetto filiale favorisce l'armonia di tutta la vita familiare.
2252. I genitori sono i primi responsabili dell'educazione dei propri figli alla fede, alla preghiera e a tutte le virtù. Hanno il dovere di provvedere, nella misura del possibile, ai bisogni materiali e spirituali dei propri figli.
2253. / genitori devono rispettare e favorire l'educazione dei propri figli. Ricorderanno a se stessi ed insegneranno ai figli che la prima vocazione del cristiano è seguire Gesù.
2254. La pubblica autorità è tenuta a rispettare i diritti fondamentali della persona umana e le condizioni per l'esercizio della sua libertà.
2255. E dovere dei cittadini collaborare con i poteri civili all'edificazione della società in uno spirito di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà.
2256. Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti si oppongono alle esigenze dell'ordine morale. " Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini " (At 5,29).
2257. Ogni società ispira i propri giudizi e la propria condotta ad una visione dell'uomo e del suo destino. Al di fuori della luce del Vangelo su Dio e sull'uomo, è facile che le società diventino " totalitarie ".

Articolo 5
IL QUINTO COMANDAMENTO
"Non uccidere" (Es 20,13).
" Avete inteso che fu detto agli antichi: "Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio". Ma io vi dico: Chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio " (Mt 5,21-22) (1).
(1)Mt 5,21-22

2258. (1)" La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente ".(a)

a) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, Introducilo, 5: AAS 80 (1988) 76-77.
(1)ccc 356

I. Il rispetto della vita umana

La testimonianza della Storia Sacra

2259. (1)La Scrittura, nel racconto dell'uccisione di Abele da parte del fratello Caino,(a) rivela, fin dagli inizi della storia umana, la presenza nell'uomo della collera e della cupidigia, conseguenze del peccato originale. L'uomo è diventato il nemico del suo simile. Dio dichiara la scelleratezza di questo fratricidio: " Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello " (Gn 4,10-11).

a) Cf Gn 4,8-12.
(1)ccc 401
2260. L'Alleanza tra Dio e l'umanità è intessuta di richiami al dono divino della vita umana e alla violenza omicida dell'uomo:
" Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò conto [...]. Chi sparge il sangue dell'uomo, dall'uomo il suo sangue sarà sparso, perché ad immagine di Dio egli ha fatto l'uomo " (Gn 9,5-6).
L'Antico Testamento ha sempre ritenuto il sangue come un segno sacro della vita.(a) Questo insegnamento è necessario in ogni tempo.
a) Cf Lv 17,14.

2261. La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: " Non far morire l'innocente e il giusto " (Es 23,7). L'uccisione volontaria di un innocente è gravemente contraria alla dignità dell'essere umano, (1) alla " regola d'oro " e alla santità del Creatore. La legge che vieta questo omicidio ha una validità universale: (2) obbliga tutti e ciascuno, sempre e dappertutto.
(1)ccc 1756
(2)ccc 1956
2262. Nel discorso della montagna il Signore richiama il precetto: " Non uccidere " (Mt 5,21) (1); vi aggiunge la proibizione dell'ira, dell'odio, della vendetta. Ancora di più: Cristo chiede al suo discepolo di porgere l'altra guancia,(a) di amare i propri nemici.(b) (4) Egli stesso non si è difeso e ha ingiunto a Pietro di rimettere la spada nel fodero.(c)

a) Cf Mt 5,22-26.38-39. (2)
b) Cf Mt 5,44. (3)
c) Cf Mt 26,52. (5)
(1)Mt 5,21
(2)Mt 5,22-39
(3)Mt 5,44
(4)ccc 2844
(5)Mt 26,52

La legittima difesa

2263. La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un'eccezione alla proibizione di uccidere l'innocente, uccisione in cui consiste l'omicidio volontario. " Dalla difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della propria vita; (1) mentre l'altro è l'uccisione dell'attentatore ".(a) " Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e l'altro preterintenzionale ".(b)

a) SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, e: Ed. Leon. 9, 74.
b) SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, e: Ed. Leon. 9, 74.
(1)ccc 1737
2264. (1)L'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale:
" Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è illecito. Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita [...]. E non è necessario per la salvezza dell'anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri: poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui ".(a)

a) SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, e: Ed. Leon. 9, 74.
(1)ccc 2196

2265. La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è responsabile della vita di altri. (1) La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. (2) A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità.
(1)ccc 2240
(2)ccc 2308
2266. Corrisponde ad un'esigenza di tutela del bene comune lo sforzo dello Stato inteso a contenere il diffondersi di comportamenti lesivi dei diritti dell'uomo e delle regole fondamentali della convivenza civile. (1) (2) La legittima autorità pubblica ha il diritto ed il dovere di infliggere pene proporzionate alla gravita del delitto. La pena ha innanzi tutto lo scopo di riparare il disordine introdotto dalla colpa. (3) Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che a difendere l'ordine pubblico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.
(1)ccc 1897
(2)ccc 1899
(3)ccc 1449
2267. L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di esseri umani.
(1) Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.
Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo colui che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo " sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti ".(a)

a) GIOVANNI PAOLO II, Leti. enc. Evangelium vitae, 56: AAS 87 (1995) 464.
(1)ccc 2306

L'omicidio volontario

2268. Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso Yomicidio diretto e volontario. (1) L'omicida e coloro che volontariamente cooperano all'uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo.(a)
L'infanticidio,(b) il fratricidio, il parricidio e l'uccisione del coniuge sono crimini particolarmente gravi a motivo dei vincoli naturali che infrangono. Preoccupazioni eugenetiche o di igiene pubblica non possono giustificare nessuna uccisione, fosse anche comandata dai pubblici poteri.

a) Cf Gn 4,10.
b) Cf CONCILIO VATICANO IL Cost. past. Gaudium et spes, 51: AAS 58 (1966) 1072.
(1)ccc 1867

2269. Il quinto comandamento proibisce qualsiasi azione fatta con l'intenzione di provocare indirettamente la morte di una persona. La legge morale vieta tanto di esporre qualcuno ad un rischio mortale senza grave motivo, quanto di rifiutare l'assistenza ad una persona in pericolo.
Tollerare, da parte della società umana, condizioni di miseria che portano alla morte senza che ci si sforzi di pervi rimedio, è una scandalosa ingiustizia e una colpa grave. Quanti nei commerci usano pratiche usuraie e mercantili che provocano la fame e la morte dei loro fratelli in umanità, commettono indirettamente un omicidio, che è loro imputabile.(a)
(1) L'omicidio involontario non è moralmente imputabile. Ma non si è scagionati da una colpa grave qualora, senza motivi proporzionati, si è agito in modo tale da causare la morte, anche senza l'intenzione di provocarla.

a) Cf Am 8,4-10.
(1)ccc 2290

L'aborto

2270. La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. (1) Dal primo istante della sua esistenza, (2) l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita." Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, intessuto nelle profondità della terra" (Sal 139,15).(a)
" Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato" (Ger 1,5).

a) Cf CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 1,1: AAS 80 (1988) 79.
(1)ccc 1703
(2)ccc 357

2271. Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale:
" Non uccidere il bimbo con l'aborto, e non sopprimerlo dopo la nascita ".(a)

" Dio, padrone della vita, ha affidato agli uomini l'altissima missione di proteggere la vita, missione che deve essere adempiuta in modo degno dell'uomo. Perciò la vita, una volta concepita, deve essere protetta con la massima cura; e l'aborto come pure l'infanticidio sono abominevoli delitti ".(b)

a) Didaché 2, 2: SC 248, 148 (PUNK 1, 8); cf Lettera dello Pseudo Barnaba 19, 5: SC 172, 202 (FUNK 1, 90); Lettera a Diogneto 5, 6: SC 33, 62 (FUNK 1, 398); TERTUL-LIANO, Apologeticum, 9, 8: CCL 1, 103 (PL 1, 371-372).
b) CONCILIO VATICANO II, Cosi. past. Gaudium et spes, 51: AAS 58 (1966) 1072.

2272. La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. " Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae ",(a) " per il fatto stesso d'aver commesso il delitto "(b) e alle condizioni previste dal diritto.(c) (1) La Chiesa non intende in tal modo restringere il campo della misericordia. Essa mette in evidenza la gravita del crimine commesso, il danno irreparabile causato all'innocente ucciso, ai suoi genitori e a tutta la società.

a) CIC canone 1398.
b) CIC canone 1314.
c) Cf CIC canoni 1323-1324.
(1)ccc 1463
2273. (1)Il diritto inalienabile alla vita di ogni individuo umano innocente rappresenta un elemento costitutivo della società civile e della sua legislazione:
" I diritti inalienabili della persona dovranno essere riconosciuti e rispettati da parte della società civile e dell'autorità politica; tali diritti dell'uomo non dipendono né dai singoli individui, né dai genitori e neppure rappresentano una concessione della società e dello Stato: appartengono alla natura umana e sono inerenti alla persona in forza dell'atto creativo da cui ha preso origine. Tra questi diritti fondamentali bisogna, a questo proposito, ricordare: il diritto alla vita e all'integrità fisica di ogni essere umano dal concepimento alla morte ".(a)

" Nel momento in cui una legge positiva priva una categoria di esseri umani della protezione che la legislazione civile deve loro accordare, lo Stato viene a negare l'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Quando lo Stato non pone la sua forza al servizio dei diritti di ciascun cittadino, e in particolare di chi è più debole, vengono minati i fondamenti stessi di uno Stato di diritto. [...] Come conseguenza del rispetto e della protezione che vanno accordati al nascituro, a partire dal momento del suo concepimento, la legge dovrà prevedere appropriate sanzioni penali per ogni deliberata violazione dei suoi diritti ".(b)

a) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 3: AAS 80 1988) 98-99.
b) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 3: AAS 80 (1988) 99.
(1)ccc 1930

2274. L'embrione, poiché fin dal concepimento deve essere trattato come una persona, dovrà essere difeso nella sua integrità, curato e guarito, per quanto è possibile, come ogni altro essere umano.
La diagnosi prenatale è moralmente lecita, se " rispetta la vita e l'integrità dell'embrione e del feto umano ed è orientata alla sua salvaguardia o alla sua guarigione individuale [...]. Ma essa è gravemente in contrasto con la legge morale quando contempla l'eventualità, in dipendenza dai risultati, di provocare un aborto: una diagnosi [...] non deve equivalere a una sentenza di morte ".(a)

a) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 1, 2: AAS 80 (1988) 79-80

2275.
" Si devono ritenere leciti gli interventi sull'embrione umano a patto che rispettino la vita e l'integrità dell'embrione, non comportino per lui rischi sproporzionati, ma siano finalizzati alla sua guarigione, al miglioramento delle sue condizioni di salute o alla sua sopravvivenza individuale ".(a)
" È immorale produrre embrioni umani destinati a essere sfruttati come "materiale biologico" disponibile ".(b)
" Alcuni tentativi d'intervento sul patrimonio cromosomico o genetico non sono terapeutici, ma mirano alla produzione di esseri umani selezionati secondo il sesso o altre qualità prestabilite. Queste manipolazioni sono contrarie alla dignità personale dell'essere umano, alla sua integrità e alla sua identità " (c) unica, irrepetibile.

a) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 1, 3: AAS 80 (1988) 80-81.
b) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 1, 5: AAS 80 (1988) 83.
c) CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Istr. Donum vitae, 1, 6: AAS 80 (1988) 85.

L'eutanasia

2276. (1)Coloro la cui vita è minorata o indebolita richiedono un rispetto particolare. Le persone ammalate o handicappate devono essere sostenute perché possano condurre un'esistenza per quanto possibile normale.
(1)ccc 1503
2277. Qualunque ne siano i motivi e i mezzi, l'eutanasia diretta consiste nel mettere fine alla vita di persone handicappate, ammalate o prossime alla morte. Essa è moralmente inaccettabile.
Cosi un'azione oppure un'omissione che, da sé o intenzionalmente, provoca la morte allo scopo di porre fine al dolore, costituisce un'uccisione gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore. L'errore di giudizio, nel quale si può essere incorsi in buona fede, non muta la natura di quest'atto omicida, sempre da condannare e da escludere.(a)

a) Cf SACRA CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE, Dich. lura et bona: AAS 72 (1980) 542-552.

2278.
L'interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima. In tal caso si ha la rinuncia all'" accanimento terapeutico ". Non si vuole così procurare la morte: si accetta di non poterla impedire. (1) Le decisioni devono essere prese dal paziente, se ne ha la competenza e la capacità, o, altrimenti, da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente.
(1)ccc 1007

2279.
Anche se la morte è considerata imminente, le cure che d'ordinario sono dovute ad una persona ammalata non possono essere legittimamente interrotte. L'uso di analgesici per alleviare le sofferenze del moribondo, anche con il rischio di abbreviare i suoi giorni, può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte non è voluta né come fine né come mezzo, ma è soltanto prevista e tollerata come inevitabile. Le cure palliative costituiscono una forma privilegiata della carità disinteressata. A questo titolo devono essere incoraggiate.

Il suicidio

2280. Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel'ha donata. Egli ne rimane il sovrano Padrone. (1) Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo amministratori, non proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo.
(1)ccc 2258
2281. Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell'essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un'offesa all'amore del prossimo, (1) perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all'amore del Dio vivente.
(1)ccc 2212
2282. Se è commesso con l'intenzione che serva da esempio, soprattutto per i giovani, il suicidio si carica anche della gravita dello scandalo. La cooperazione volontaria al suicidio è contraria alla legge morale.
Gravi disturbi psichici, l'angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura (1) possono attenuare la responsabilità del suicida.
(1)ccc 1735
2283. Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l'occasione di un salutare pentimento. (1) La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita.
(1)ccc 1037

II. Il rispetto della dignità delle persone

Il rispetto dell'anima altrui: lo scandalo

2284. Lo scandalo è l'atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male. (1) Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il proprio fratello alla morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza.
(1)ccc 2847
2285. (1)Lo scandalo assume una gravita particolare a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono. Ha ispirato a nostro Signore questa maledizione: " Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli, [...] sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare" (Mt 18,6) (2).(a) Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore.(b)

a) Cf 1 Cor 8,10-13.
b) Cf Mt 7,15 (3).
(1)ccc 1903
(2)Mt 18,6
(3)Mt 7,15
2286. Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall'opinione pubblica.
(1) Così, si rendono colpevoli di scandalo coloro che promuovono leggi o strutture sociali che portano alla degradazione dei costumi e alla corruzione della vita religiosa, o a " condizioni sociali che, volutamente o no, rendono ardua o praticamente impossibile una condotta di vita cristiana, conformata ai precetti del Sommo Legislatore ".(a) La stessa cosa vale per i capi di imprese i quali danno regolamenti che inducono alla frode, (2) per i maestri che " esasperano "(b) i loro allievi o per coloro che, manipolando l'opinione pubblica, la sviano dai valori morali.

a) Pio XII, Messaggio radiofonico (1° giugno 1941): AAS 33 (1941) 197.
b) Cf Ef 6,4; Col 3,21.
(1)ccc 1887
(2)ccc 2498

2287. Chi usa i poteri di cui dispone in modo tale da spingere ad agire male, si rende colpevole di scandalo e responsabile del male che, direttamente o indirettamente, ha favorito. " È inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono" (Lc 17,1) (1).
(1)Lc 17,1

Il rispetto della salute

2288. (1)La vita e la salute fisica sono beni preziosi donati da Dio. Dobbiamo averne ragionevolmente cura, tenendo conto delle necessità altrui e del bene comune.
(2) La cura della salute dei cittadini richiede l'apporto della società perché si abbiano condizioni d'esistenza che permettano di crescere e di raggiungere la maturità: cibo e indumenti, abitazione, assistenza sanitaria, insegnamento di base, lavoro, previdenza sociale.
(1)ccc 1503
(2)ccc 1509
2289. (1)Se la morale richiama al rispetto della vita corporea, non ne fa tuttavia un valore assoluto. Essa si oppone ad una concezione neo-pagana, che tende a promuovere (2) il culto del corpo, a sacrificargli tutto, a idolatrare la perfezione fisica e il successo sportivo. A motivo della scelta selettiva che tale concezione opera tra i forti e i deboli, essa può portare alla perversione dei rapporti umani.
(1)ccc 364
(2)ccc 2113
2290. (1)La virtù della temperanza dispone ad evitare ogni sorta di eccessi, l'abuso dei cibi, dell'alcool, del tabacco e dei medicinali. Coloro che, in stato di ubriachezza o per uno smodato gusto della velocità, mettono in pericolo l'incolumità altrui e la propria sulle strade, in mare, o in volo, si rendono gravemente colpevoli.
(1)ccc 1809
2291. L'uso della droga causa gravissimi danni alla salute e alla vita umana. Esclusi i casi di prescrizioni strettamente terapeutiche, costituisce una colpa grave. La produzione clandestina di droghe e il loro traffico sono pratiche scandalose; costituiscono una cooperazione diretta, poiché spingono a pratiche gravemente contrarie alla legge morale.

Il rispetto della persona e la ricerca scientifica

2292. Le sperimentazioni scientifiche, mediche o psicologiche, sulle persone o sui gruppi umani, possono concorrere alla guarigione dei malati e al progresso della salute pubblica.
2293.
(1)La ricerca scientifica di base e anche la ricerca applicata costituiscono un'espressione significativa della signoria dell'uomo sulla creazione. La scienza e la tecnica sono preziose risorse quando vengono messe al servizio dell'uomo e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti; non possono tuttavia, da sole, indicare il senso dell'esistenza e del progresso umano. La scienza e la tecnica sono ordinate all'uomo, dal quale traggono origine e sviluppo; (2) esse, quindi, trovano nella persona e nei suoi valori morali l'indicazione del loro fine e la coscienza dei loro limiti.
(1)ccc 159
(2)ccc 1703

2294.
È illusorio rivendicare la neutralità morale della ricerca scientifica e delle sue applicazioni. D'altra parte, i criteri orientativi non possono essere dedotti né dalla semplice efficacia tecnica, né dall'utilità che può derivarne per gli uni a scapito degli altri, né, peggio ancora, dalle ideologie dominanti. La scienza e la tecnica richiedono, per il loro stesso significato intrinseco, l'incondizionato rispetto dei criteri fondamentali della moralità; (1) devono essere al servizio della persona umana, dei suoi inalienabili diritti, del suo bene vero e integrale, in conformità al progetto e alla volontà di Dio.
(1)ccc 2375

2295. Le ricerche o sperimentazioni sull'essere umano non possono legittimare atti in se stessi contrari alla dignità delle persone (1) e alla legge morale. L'eventuale consenso dei soggetti non giustifica simili atti. La sperimentazione sull'essere umano non è moralmente legittima se fa correre rischi sproporzionati o evitabili per la vita o l'integrità fisica e psichica dei soggetti. La sperimentazione sugli esseri umani non è conforme alla dignità della persona se, oltre tutto, viene fatta senza il consenso esplicito del soggetto o dei suoi aventi diritto.
(1)ccc 1753
2296.
Il trapianto di organi è conforme alla legge morale se i danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario. (1) La donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà. Non è moralmente accettabile se il donatore o i suoi aventi diritto non vi hanno dato il loro esplicito consenso. È inoltre moralmente inammissibile provocare direttamente la mutilazione invalidante o la morte di un essere umano, sia pure per ritardare il decesso di altre persone.
(1)ccc 2301

Il rispetto dell'integrità corporea

2297. I rapimenti e la presa di ostaggi fanno regnare il terrore e, con la minaccia, esercitano intollerabili pressioni sulle vittime. Essi sono moralmente illeciti. Il terrorismo minaccia, ferisce e uccide senza discriminazione; esso è gravemente contrario alla giustizia e alla carità. La tortura, che si serve della violenza fisica o morale per strappare confessioni, per punire i colpevoli, per spaventare gli oppositori, per soddisfare l'odio, è contraria al rispetto della persona e della dignità umana. Al di fuori di prescrizioni mediche di carattere strettamente terapeutico, le amputazioni, mutuazioni o sterilizzazioni direttamente volontarie praticate a persone innocenti sono contrarie alla legge morale.(a)

a) Cf Pio XI, Leti. enc. Casti connubii: DS 3722-3723.
2298.
Nei tempi passati, da parte delle autorità legittime si è fatto comunemente ricorso a pratiche crudeli per salvaguardare la legge e l'ordine, spesso senza protesta dei Pastori della Chiesa, i quali nei loro propri tribunali hanno essi stessi adottato le prescrizioni del diritto romano sulla tortura. Accanto a tali fatti deplorevoli, però, la Chiesa ha sempre insegnato il dovere della clemenza e della misericordia; ha vietato al clero di versare il sangue. (1) Nei tempi recenti è diventato evidente che tali pratiche crudeli non erano né necessarie per l'ordine pubblico, né conformi ai legittimi diritti della persona umana. Al contrario, esse portano alle peggiori degradazioni. Ci si deve adoperare per la loro abolizione. Bisogna pregare per le vittime e per i loro carnefici.
(1)ccc 2267

Il rispetto dei morti

2299. Ai moribondi saranno prestate attenzioni e cure per aiutarli a vivere i loro ultimi momenti con dignità e pace. Saranno sostenuti dalla preghiera dei loro congiunti. (1) Costoro si faranno premura affinchè i malati ricevano in tempo opportuno i sacramenti che preparano all'incontro con il Dio vivente.
(1)ccc 1525
2300. (1)(2)I corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un'opera di misericordia corporale; (a) rende onore ai figli di Dio, templi dello Spirito Santo.

a) Cf Tb 1,16-18.
(1)ccc 1681
(2)ccc 1690
2301.
L'autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica. (1) Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio.
La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi.(a)

a) Cf CIC canone 1176, § 3.
(1)ccc 2296

III. La difesa della pace

La pace

2302. Richiamando il comandamento: " Non uccidere " (Mt 5,21) (1), nostro Signore chiede la pace del cuore (2) e denuncia l'immoralità dell'ira omicida e dell'odio.
L'ira è un desiderio di vendetta. " Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito "; ma è lodevole imporre una riparazione " al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia ".(a) Se l'ira si spinge fino al proposito di uccidere il prossimo o di ferirlo in modo brutale, si oppone gravemente alla carità; è un peccato mortale. Il Signore dice: " Chiunque si adira contro il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio " (Mt 5,22) (3).

a) SAN TOMMASO D'AQUINO, Summa theologiae, li-li, q. 158, a. 1, ad 3: Ed. Leon. 10, 273.
(1)Mt 5,21
(2)ccc 1765
(3)Mt 5,22
2303. (1)L'odio volontario è contrario alla carità. (2) L'odio del prossimo è un peccato quando l'uomo vuole deliberatamente per lui il male. L'odio del prossimo è un peccato grave quando deliberatamente si desidera per lui un grave danno. " Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste... " (Mt 5,44-45) (3).
(1)ccc 2094
(2)ccc 1933
(3)Mt 5,44-45
2304. (1)Il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace. La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l'equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l'assidua pratica della fratellanza. È la " tranquillità dell'ordine ".(a) È " frutto della giustizia " (Is 32,17) ed effetto della carità.(b)(2)

a) SANT'AGOSTINO, De civitate Dei, 19, 13: CSEL 40/2, 395 (PL 41, 640).
b) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 78: AAS 58 (1966) 1101.
(1)ccc 1909
(2)ccc 1807
2305. La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo, il " Principe della pace " (Is 9,5) messianica. Con il sangue della sua croce, (1) egli ha distrutto in se stesso l'inimicizia,(a) ha riconciliato gli uomini con Dio e ha fatto della sua Chiesa il sacramento dell'unità del genere umano e della sua unione con Dio.(b) "Egli è la nostra pace" (Ef 2,14). E proclama: " Beati gli operatori di pace " (Mt 5,9) (2).

a) Cf Ef 2,16; Col 1,20-22.
b) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. dogm. Lumen gentium, 1: AAS 57 (1965) 5.
(1)ccc 1468
(2)Mt 5,9
2306. Coloro che, per la salvaguardia dei diritti dell'uomo, rinunciano all'azione violenta e cruenta (1) e ricorrono a mezzi di difesa che sono alla portata dei più deboli, rendono testimonianza alla carità evangelica, purché ciò si faccia senza pregiudizio per i diritti e i doveri degli altri uomini e delle società. Essi legittimamente attestano la gravita dei rischi fisici e morali del ricorso alla violenza, che causa rovine e morti.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 78: AAS 58 (1966) 1101-1102.
(1)ccc 2267

Evitare la guerra

2307. Il quinto comandamento proibisce la distruzione volontaria della vita umana. A causa dei mali e delle ingiustizie che ogni guerra provoca, la Chiesa con insistenza esorta tutti a pregare e ad operare perché la bontà divina ci liberi dall'antica schiavitù della guerra.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 81: AAS 58 (1966) 1105.
2308. Tutti i cittadini e tutti i governanti sono tenuti ad adoperarsi per evitare le guerre.
" Fintantoché esisterà il pericolo della guerra e non ci sarà un'autorità internazionale competente, munita di forze efficaci, una volta esaurite tutte le possibilità di un pacifico accomodamento, non si potrà negare ai governi il diritto di una legittima difesa ".(a)(1)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 79: AAS 58 (1966) 1103
(1)ccc 2266
2309. Si devono considerare con rigore le strette condizioni che giustificano una legittima difesa con la forza militare. (1) Tale decisione, per la sua gravita, è sottomessa a rigorose condizioni di legittimità morale. Occorre contemporaneamente:

- che il danno causato dall'aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo;
- che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci;
- che ci siano fondate condizioni di successo;
- che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare. Nella valutazione di questa condizione ha un grandissimo peso la potenza dei moderni mezzi di distruzione.
Questi sono gli elementi tradizionali elencati nella dottrina detta della " guerra giusta ".
La valutazione di tali condizioni di legittimità morale spetta al giudizio prudente di coloro che hanno la responsabilità del bene comune.(2)
(1)ccc 2243
(2)ccc 1897
2310. (1)I pubblici poteri, in questo caso, hanno il diritto e il dovere di imporre ai cittadini gli obblighi necessari alla difesa nazionale.
Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. (2) Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace.(a)

a) . Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 79: AAS 58 (1966) 1103.
(1)ccc 2239
(2)ccc 1909
2311. I pubblici poteri provvederanno equamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano l'uso delle armi; (1)(2)essi sono nondimeno tenuti a prestare qualche altra forma di servizio alla comunità umana.(a)

a) . Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 79: AAS 58 (1966) 1103.
(1)ccc 1782
(2)ccc 1790
2312. La Chiesa e la ragione umana dichiarano la permanente validità della legge morale durante i conflitti armati. " Né per il fatto che una guerra è ormai disgraziatamente scoppiata, diventa per questo lecita ogni cosa tra le parti in conflitto ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 79: AAS 58 (1966) 1103.
2313. Si devono rispettare e trattare con umanità i non-combattenti, i soldati feriti e i prigionieri.
Le azioni manifestamente contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi universali, non diversamente dalle disposizioni che le impongono, sono crimini. Non basta un'obbedienza cieca a scusare coloro che vi si sottomettono. Così lo sterminio di un popolo, di una nazione o di una minoranza etnica deve essere condannato come peccato mortale. (1) Si è moralmente in obbligo di far resistenza agli ordini che comandano un " genocidio ".
(1)ccc 2242
2314. "Ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato ".(a) Un rischio della guerra moderna è di offrire l'occasione di commettere tali crimini a chi detiene armi scientifiche, in particolare atomiche, biologiche o chimiche.

a) CONCILIO VATICANO II, Cosi. past. Gaudium et spes, 80: AAS 58 (1966) 1104.
2315. L'accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari. Costoro vedono in esso il più efficace dei mezzi atti ad assicurare la pace tra le nazioni. Riguardo a tale mezzo di dissuasione vanno fatte severe riserve morali. La corsa agli armamenti non assicura la pace. Lungi dall'eliminare le cause di guerra, rischia di aggravarle. L'impiego di ricchezze enormi nella preparazione di armi sempre nuove impedisce di soccorrere le popolazioni indigenti; (a) ostacola lo sviluppo dei popoli, tarmarsi ad oltranza moltiplica le cause di conflitti ed aumenta il rischio del loro propagarsi.

a) Cf PAOLO VI, Lett. enc. Populorum progressio, 53: AAS 59 (1967) 283.
2316. (1)La produzione e il commercio delle armi toccano il bene comune delle nazioni e della comunità internazionale. Le autorità pubbliche hanno pertanto il diritto e il dovere di regolamentarli. La ricerca di interessi privati o collettivi a breve termine non può legittimare imprese che fomentano la violenza e i conflitti tra le nazioni e che compromettono l'ordine giuridico internazionale.
(1)ccc 1906
2317. (1)Le ingiustizie, gli eccessivi squilibri di carattere economico o sociale, l'invidia, la diffidenza e l'orgoglio (2) che dannosamente imperversano tra gli uomini e le nazioni, minacciano incessantemente la pace e causano le guerre. (3) Tutto quanto si fa per eliminare questi disordini contribuisce a costruire la pace e ad evitare la guerra:
" Gli uomini, in quanto peccatori, sono e saranno sempre sotto la minaccia della guerra fino alla venuta di Cristo; ma, in quanto riescono, uniti nell'amore, a vincere il peccato, essi vincono anche la violenza, fino alla realizzazione di quella parola divina: "Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra" (Is 2,4) ".(a)

a) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 78: AAS 58 (1966) 1102.
(1)ccc 1938
(2)ccc 2538
(3)ccc 1941

In sintesi

2318. Dio "ha in mano l'anima di ogni vivente e il soffio di ogni carne umana" (Gb 12,10).
2319. Ogni vita umana, dal momento del concepimento fino alla morte, è sacra, perché la persona umana è stata voluta per se stessa ad immagine e somiglianzà del Dio vivente e santo.
2320. L'uccisione di un essere umano è gravemente contraria alla dignità della persona e alla santità del Creatore.
2321. La proibizione dell'omicidio non abroga il diritto di togliere, ad un ingiusto aggressore, la possibilità di nuocere. La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune.
2322. Fin dal concepimento il bambino ha diritto alla vita. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è una pratica " vergognosa ",(a) gravemente contraria alla legge morale. La Chiesa condanna con la pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana.

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 27: AAS 58 (1966) 1048.
2323. Dal momento che deve essere trattato come una persona fin dal concepimento, l'embrione deve essere difeso nella sua integrità, curato e guarito come ogni altro essere umano.
2324. L'eutanasia volontaria, qualunque ne siano le forme e i motivi, costituisce un omicidio. È gravemente contraria alla dignità della persona umana e al rispetto del Dio vivente, suo Creatore
2325. Il suicidio è gravemente contrario alla giustizia, alla speranza e alla carità. È proibito dal quinto comandamento.
2326. Lo scandalo costituisce una colpa grave quando chi lo provoca con azione o con omissione deliberatamente spinge altri a peccare gravemente.
2327. Si deve fare tutto ciò che è ragionevolmente possibile per evitare la guerra, dati i mali e le ingiustizie di cui è causa. La Chiesa prega: " Dalla fame, dalla peste e dalla guerra liberaci, Signore ".
2328. La Chiesa e la ragione umana dichiarano la permanente validità della legge morale durante i conflitti armati. Le pratiche contrarie al diritto delle genti e ai suoi principi universali, deliberatamente messe in atto, sono crimini.
2329. La corsa agli armamenti è una delle piaghe più gravi dell'umanità e danneggia in modo intollerabile i poveri.(a)

a) Cf CONCILIO VATICANO II, Cosi. past. Gaudium et spes, 81: AAS 58 (1966) 1105
2330. " Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio " (Mt 5,9) (1).
(1)Mt 5,9
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